Roma

Come ben sai, è soggettivo  :) Per me invece è il suo film più realistico, l'Odissea di Kubrick più esplicita. Non sbrodola nella contemplazione d'ambiente come in 2001, quando K. s'imbroda con i colori e ti fa scendere le palpebre sotto le suole.
 
se noti ho detto la stessa cosa. I suoi film li ho visti tutti e onestamente non è che mi mandino in sollucchero. Per dirti preferisco "Orizzonti di gloria" e "Spartaco" ai vari Shining o Arancia meccanica. E' un tipo di cinema che non capisco e non mi va neppure di sforzarmi di farlo
 
Più che legittimo.
Da estimatore di K. ti dico solo una cosa: è molto prevedibile. Da Odissea in poi, è  smaccatamente la stessa storia che volta per volta ricontestualizza caricandola di implicazioni, sfumature, easter eggs... Gli ultimi sei potrebbero intitolarsi "il girotondo di Ulisse" (variante 1, 2, 3 etc.)
 
Ma il cinema di Kubrick non può essere considerato un solo tipo di cinema. Quello che rimane unico, è il suo stile. I generi sono sempre diversi e considerare i protagonisti di Malcom Mc Dowell, Ryan O'Neal, Jack Nicholson, Matthew Modine, Tom Cruise dei novelli Ulisse, mi pare impegnativo. Anche perchè ciascuno di questi film sono spesso tratti da libri importanti.
 
Ok, discutiamone un pò.

Fai la radiografia a gli ultimi 6, considerali in struttura.
Parti dall'eroe senza vestirlo con l'attore che lo ha interpretato. Prima dell'attore c'è l'idea di K. cioè il demiurgo che li agisce.
Anche i romanzi di riferimento sono escavati e riplasmati all'idea di K. Penso tu sappia quanto sia stato conflittuale il suo rapporto con quelli che hanno avuto la sorte di cedere i diritti. King ancora lo ricorda con un certo fastidio e appena ha potuto si è girato la sua versione di Shining.

Tornando al suo Ulisse, è anche piuttosto semplice tratteggiarlo:
Maschio adulto, bianco caucasico, età: entro i 45.
Matrice culturale: anglo-americana.
Eterosessuale, individualista, bastante maschilista, qualunquista, tratti di idealismo, genericamente agnostico.
Chi più chi meno, intendiamoci. Ma la griglia è questa.

Prova a fare lo stesso con la struttura narrativa. Noterai che solo 1 su 6 ha una variazione della parabola in itinere. E' spiegabile. Ma comunque tutti sono Odissea.
 
Però questa caratteristica io la vedo anche in Fellini, Bergman, Hitchcock, per non parlare di Woody Allen che tra l'altro li copia tutti e tre. La differenza è che Kubrik ha fatto pochi film e quindi quello che uno psichiatra noterebbe da un esame, ad esempio il test di Rorschach, noi lo possiamo notare direttamente dalle sue opere. Stai parlando della sfera più profonda del suo carattere e delle sue ossessioni.
 
Si, sono d'accordo, il maschio caucasico adulto è protagonista di quasi tutto in occidente, almeno fino ad un certo punto. Cambiano le connotazioni, cosa che K. non fa restando fedele alla tipologia che ha individuato. Però è vero, non si rivela proprio niente dicendo questo. Ma è il punto di partenza se si vuole andare un pò a più a fondo nella sua opera.
Le sue ossessione le considero fino ad un certo punto e non ho alcun intento psico-qualsiasi. Sono solo interessato ai fattori narrativi che poi semmai sarebbero questi forieri di processi nello spettatore. Ma comunque questo aspetto viene dopo. Prima gli ingredienti, poi la preparazione, infine il piatto. E' solo a questo punto che puoi valutare le reazioni.

Torno al dato narrativo. Che cosa è, sostanzialmente? Il metodo che K. sceglie per portare sullo schermo la sua visione della realtà, contemporanea, immanente, trascendente etc. Definito il suo alter-ego, fa un' altra scelta netta, precisa, variegandola e nascondendola ma neanche più di tanto. Questo metodo, evidentemente, lo trova efficace perchè lo replica per sei volte di fila.

Il suo "algoritmo omerico" in estrema sintesi:

Odissea 2001: Bowman lascia la terra, perde la meta, ritorna all'inizio della (propria) vita.

Arancia meccanica: Alex spacca tutto quindi tutto spacca Alex che alla fine ritorna al punto di partenza.

Barry Lyndon: RB lascia l'Irlanda senza una meta e alla fine torna in Irlanda senza una gamba.

Shining: Jack lascia la realtà per entrare nel suo mondo interiore, vaga senza una meta, non ne esce vivo.

Full metal jacket: Joker va alla guerra, si trova in balia degli eventi, torna alla base salvo.

Eyes wide shut: Harford abbandona le sue consuetudini, vaga senza una meta, ci ritorna salvo.

5 - viaggio in esterni di andata e ritorno.
1 - viaggio interiore di sola andata.

Il suo cinema è apparecchiato intorno a questo schema ricorsivo.
Odisseo va alla guerra, vaga in balia degli eventi, torna a casa.

K. ha scelto di usare lo schema narrativo occidentale più classico. Mica è un reato, anzi.
 
Minca mia a voi, mi avete fatto venire il mal di testa...preferisco Ford su tutti e questo e' sicuro, sicuro come il sorgere del sole.
 
In 2001 io ci vedo l'evoluzione della vita etc. Ulisse non riesco a vederlo. In Full metal c'è il ritorno come in ogni film sul Vietnam, vedi il cacciatore. In eyes wide vedo una coppia che non si era accorta di essere in crisi. Gli altri film da te citati sono tratti da libri importanti,  kubrick con il soggetto c'entra poco. Io la vedo così
 
"Full metal jacket" al limite onesto terzo, decisamente inferiore sia ad "Apocalipse now" che a " Il cacciatore".
Su Kubrick sono d'accordo con Bruvu, il mio preferito e' "Spartacus", ottimo anche "Orizzonti di gloria"; degli ultimi , il migliore secondo me e' "Shining".
 
pozzengo ha scritto:
Su 2001 ti invito a leggere seguendo il link.
Non so chi lo abbia scritto però mi trova d'accordo ed espande correttamente l'analisi.
https://www.mostraulisse.it/it/film/2001-odissea-nello-spazio/

Riguardo agli altri, come ho risposto precedentemente a Bruvura: tutto è legittimo.

Per Pozzengo. Ma in 2001 Ulisse chi è? Il monolito è il vero protagonista e non mi sembra davvero simile a Ulisse. Il mio avvocato una volta mi disse "ognuno vede quel che vuol vedere". Credo sia così. In quell'articolo si dice esattamente il mio pensiero, tranne quando si parla di Omero che per me non c'entra nulla. Il viaggio e il ritorno c'è in un milione di film.

Per Tuco. Chi considera "Spartacus" il suo miglior film a costui Kubrick non piace granché. Lui stesso una volta dichiarò che lo fece per fare soldi e in effetti mi pare un kolossal hollywoodiano di gran classe.


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panenka ha scritto:
pozzengo ha scritto:
Su 2001 ti invito a leggere seguendo il link.
Non so chi lo abbia scritto però mi trova d'accordo ed espande correttamente l'analisi.
https://www.mostraulisse.it/it/film/2001-odissea-nello-spazio/

Riguardo agli altri, come ho risposto precedentemente a Bruvura: tutto è legittimo.

Per Pozzengo. Ma in 2001 Ulisse chi è? Il monolito è il vero protagonista e non mi sembra davvero simile a Ulisse. Il mio avvocato una volta mi disse "ognuno vede quel che vuol vedere". Credo sia così. In quell'articolo si dice esattamente il mio pensiero, tranne quando si parla di Omero che per me non c'entra nulla. Il viaggio e il ritorno c'è in un milione di film.

Per Tuco. Chi considera "Spartacus" il suo miglior film a costui Kubrick non piace granché. Lui stesso una volta dichiarò che lo fece per fare soldi e in effetti mi pare un kolossal hollywoodiano di gran classe.





Odissea 2001 - C'era una volta, 3 milioni di anni fa...
ti va di continuare, in estremissima sintesi fino all'ultimo fotogramma? Bastano gli snodi.
Se non si trova un punto di incontro sulla trama, pare si stia parlando di due cose diverse.
 
[font=Calibri,sans-serif][size=medium][font=Times New Roman,serif]“Dogville” (2003) di Lars Von Trier[/font][/font][/size]​
[font=Calibri,sans-serif][size=medium][font=Times New Roman,serif]Dogville è un micro villaggio incastonato tra le montagne dove gli abitanti hanno organizzato la loro vita in maniera tale che ognuno svolga un lavoro necessario per la comunità. Un giorno vi giunge una giovane donna disperata in quanto inseguita da alcuni gangsters. Il paese decide di darle protezione e una sistemazione in cambio di vari lavori che le verranno assegnati e che lei svolge con profitto. Ma questo è solo il principio. L’intera vicenda narrata si svolge in un unico scenario, come in una piece di Brecht, con le persone interamente visibili durante la vita quotidiana in quanto le abitazioni sono prive di pareti. Le riprese effettuate con le macchine poste in differenti punti dello stage, come se fosse una diretta televisiva. Sembra di essere partecipi di un reality, mentre per gli attori un tour de force non indifferente. Dogville è un film geniale, forse eccessivamente teatrale, ma con alcune soluzioni cinematografiche di alto livello. Ottima l’interpretazione di Nicole Kidman (nel momento migliore della carriera) accompagnata tra gli altri da alcuni attori fedeli a Von Trier, più alcune vecchie glorie di Hollywood come Lauren Bacall, Ben Gazzara e James Caan. Nella colonna sonora tantissimo Vivaldi, ma anche Pergolesi e Albinoni oltre a Handel.[/font][/font][/size]​
[font=Calibri,sans-serif][size=medium][font=Times New Roman,serif]Dogville ****[/font][/font][/size]​
 
panenka ha scritto:
pozzengo ha scritto:
Su 2001 ti invito a leggere seguendo il link.
Non so chi lo abbia scritto però mi trova d'accordo ed espande correttamente l'analisi.
https://www.mostraulisse.it/it/film/2001-odissea-nello-spazio/

Riguardo agli altri, come ho risposto precedentemente a Bruvura: tutto è legittimo.

Per Pozzengo. Ma in 2001 Ulisse chi è? Il monolito è il vero protagonista e non mi sembra davvero simile a Ulisse. Il mio avvocato una volta mi disse "ognuno vede quel che vuol vedere". Credo sia così. In quell'articolo si dice esattamente il mio pensiero, tranne quando si parla di Omero che per me non c'entra nulla. Il viaggio e il ritorno c'è in un milione di film.

Per Tuco. Chi considera "Spartacus" il suo miglior film a costui Kubrick non piace granché. Lui stesso una volta dichiarò che lo fece per fare soldi e in effetti mi pare un kolossal hollywoodiano di gran classe.


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Pane'....nel 1959 era uscito Ben Hur...lo hai presente ? Il film che tutt'ora detiene tutti i record di statuette, che contiene la scena più iconica della storia del cinema, perché rappresenta il cinema e la sua essenza. L' anno dopo esce Spartacus...Kubrick non sfigura proprio con la sua opera, anzi....se ha pensato ai soldi ? Vedi un po'...tutti i registi vogliono fare i soldi con la loro arte, le chiacchere positive dei critici non fanno comperare automobili, ville e piscine, e non mi pare che Kubrick, Ford, Fellini ed Hitckock abbiano condotto vite miserande.
 
Guarda dove è inserito Spartacus nella cinematografia di Kubrick. Non ci fa nulla, non è un suo film.
 
“Habemus Papam” (2011) di Nanni Moretti
“Tre piani” mi ha riportato ad alcuni film  del recente passato di Moretti. Con Habemus il regista ha anticipato, forse ispirato, di un paio d’anni le inaspettate dimissioni di Benedetto XVI. Le motivazioni probabilmente sono diverse, anche perché è diverso il momento della rinuncia alla carica. Nella finzione, è il peso delle responsabilità che rende opprimente al neo eletto accettare un impegno di tale portata, anche perché completamente inaspettato. Nel caso del Papa tedesco penso siano stati soprattutto gli scandali che senza soluzione di continuità da un certo momento in poi hanno colpito la Chiesa. A parte ciò, ho apprezzato la regia di Moretti, come pure la fotografia. Ma la cosa che mi è parsa più riuscita è il vagare del Papa da perfetto sconosciuto per le vie di Roma, mentre ascolta quello che si dice su di lui, su come il passaparola mistifichi la realtà e quanto il suo desiderio di vita normale renda inconciliabile qualsiasi opera di evangelizzazione in giro per il mondo. E qui l’interpretazione di Michel Piccoli è da sottolineare.

Habemus Papam ***

“Mia Madre” (2015) di Nanni Moretti
Margherita (Margherita Buy) è divisa tra il lavoro di regista in un film su una azienda in crisi e la malattia della madre ricoverata in ospedale. Quest’ultimo fatto influenza inevitabilmente la vita personale e il suo comportamento sul set, dove si scontra continuamente con l’attore protagonista (John Turturro), nel film il padrone dell’azienda. Purtroppo la sceneggiatura non sviluppa a sufficienza i personaggi di contorno, tutto ruota attorno a Margherita, ai suoi pensieri e a i suoi incubi legati ai sensi di colpa nei confronti della madre, rendendo alla fine la storia un po’ arida. Anche la regia di Moretti non è al livello delle sue migliori opere, a parte la scena finale, devo dire toccante.

Mia Madre **

“Il Caimano” (2006) di Nanni Moretti
Un produttore di film di serie b deve affrontare difficoltà finanziarie e la separazione dalla moglie. Contemporaneamente una giovane regista è alla ricerca di un finanziatore per un film su Berlusconi e sulla sua discesa in politica e l’influenza negativa che questo ha comportato per la vita degli italiani e per l’intera scena politica nostrana, adagiata inevitabilmente verso i suoi interessi. In verità, alla fine del film girato dalla giovane regista, più che accusare il Caimano viene messo l’accento su chi abbia permesso a Berlusconi di vincere le elezioni e di continuare a fare politica. Ricordandoci cosa diceva Moretti a quel tempo, è un attacco, neppure tanto nascosto, alla sinistra e al Pd. Sul film, come spesso gli capita, ci sono delle parti e dei protagonisti o attori che funzionano e altri meno. Sino alla scena finale del processo (ottima), la parte dedicata a Berlusconi, vista oggi, appare caricaturale (volutamente), ridondante e fuori tempo. Più riuscita, a parer mio, quella dedicata alla separazione del produttore dalla moglie, che è poi l’avvenimento che influenza davvero la vita del protagonista.

Il Caimano **
 
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]“Todo Modo” (1976) di Elio Petri[/font][/font]
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]La pubblicazione di un libro sul regista è l’occasione per recuperare uno dei suoi film pìù celebri, opera tra l’altro dotata di un alto grado di preveggenza. Prima scena, un’ambulanza avverte la popolazione che è in atto una pandemia che si risolve solo con un vaccino (è il 1976…). In un bunker sotterraneo viene organizzato un congresso dei “poteri forti” che è in definitiva una resa dei conti all’interno della Democrazia Cristiana. Presente il Segretario (non lo si nomina mai ma è evidente che si tratti di Moro interpretato da un notevole Gian Maria Volontè) e tutti i vertici di partito, più industriali e banchieri. Fa gli onori di casa un ecclesiastico (Marcello Mastroianni) che pare abbia più potere di tutti quanti o pari a Moro. Nelle stanze del bunker sono presenti delle telecamere collegate a un impianto a circuito chiuso, i partecipanti obbligati a un programma prefissato. La conclusione è quella effettivamente accaduta due anni dopo e così via di seguito. La regia di Petri è particolare, con primi piani insistenti e luci sui protagonisti mentre il resto appare in penombra. Musica di Morricone appena accennata. Scenografia di Dante Ferretti. Un gran film accolto molto male dalla politica. Dalla Dc si capisce immediatamente il perchè, dal Pci perché erano in atto le trattative per il “compromesso storico” per portarlo al governo. Se il mondo politico lo affossa, in una società chiusa come era la nostra all’epoca, non poteva non andare come è effettivamente andata. Film sottoposto a sequestro, quindi ritirato e dimenticato. Decenni dopo fortunatamente recuperato e restaurato. Oggi è ancora tra noi con tutta la sua forza espressiva.[/font][/font]
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]Todo Modo ****[/font][/font]
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[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]“Todo Modo” (1976) di Elio Petri[/font][/font]
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]La pubblicazione di un libro sul regista è l’occasione per recuperare uno dei suoi film pìù celebri, opera tra l’altro dotata di un alto grado di preveggenza. Prima scena, un’ambulanza avverte la popolazione che è in atto una pandemia che si risolve solo con un vaccino (è il 1976…). In un bunker sotterraneo viene organizzato un congresso dei “poteri forti” che è in definitiva una resa dei conti all’interno della Democrazia Cristiana. Presente il Segretario (non lo si nomina mai ma è evidente che si tratti di Moro interpretato da un notevole Gian Maria Volontè) e tutti i vertici di partito, più industriali e banchieri. Fa gli onori di casa un ecclesiastico (Marcello Mastroianni) che pare abbia più potere di tutti quanti o pari a Moro. Nelle stanze del bunker sono presenti delle telecamere collegate a un impianto a circuito chiuso, i partecipanti obbligati a un programma prefissato. La conclusione è quella effettivamente accaduta due anni dopo e così via di seguito. La regia di Petri è particolare, con primi piani insistenti e luci sui protagonisti mentre il resto appare in penombra. Musica di Morricone appena accennata. Scenografia di Dante Ferretti. Un gran film accolto molto male dalla politica. Dalla Dc si capisce immediatamente il perchè, dal Pci perché erano in atto le trattative per il “compromesso storico” per portarlo al governo. Se il mondo politico lo affossa, in una società chiusa come era la nostra all’epoca, non poteva non andare come è effettivamente andata. Film sottoposto a sequestro, quindi ritirato e dimenticato. Decenni dopo fortunatamente recuperato e restaurato. Oggi è ancora tra noi con tutta la sua forza espressiva.[/font][/font]
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]Todo Modo ****[/font][/font]
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[font=Arial,Helvetica,sans-serif]Altri due film da Venezia
“Il Buco” (2021) di Michelangelo Frammartino
All’inizio degli anni sessanta, in pieno boom economico, un gruppo di speleologi si reca in Calabria per visitare una grotta sino ad allora sconosciuta. Tra film e documentario, di questo tratta “Il buco” presentato a Venezia dove ha vinto il premio speciale della giuria. Si descrive con precisione la discesa degli speleologi all’interno della grotta che i protagonisti mappano costantemente. Non si recita e raramente si parla, al massimo si sentono delle loro voci in lontananza e attutite. Viene raccontata anche la vita del piccolo paese che per primo accoglie gli speleologi, oltre alle immagini relative alle campagne attorno al campo base e in prossimità del buco dal quale si protrae la grotta da penetrare; vengono anche testimoniati gli ultimi giorni di vita del pastore più anziano che ogni giorno portava le mucche al pascolo proprio attorno al buco. L’equilibrio tra tutte queste componenti ha reso possibile la riuscita del film.

Il buco ***[/font]



“Qui rido io” (2021) di Mario Martone
E’ la biografia artistica di Eduardo Scarpetta inventore alla fine dell’800 del Teatro napoletano, nonché padre naturale dei fratelli De Filippo (Eduardo, Titina e Peppino). Proprio nel momento migliore della sua carriera avviene il tonfo improvviso, una caduta inarrestabile anche per concause non prevedibili. In questo caso è l’intenzione di Scarpetta, ormai sul punto di autocelebrarsi, di sfidare D’Annunzio nel rendere in parodia una sua opera. Ricevuta un semplice assenso vocale dal poeta, Scarpetta debutta ma immediatamente viene denunciato per plagio. Rinviato a giudizio il comico prende coscienza che il suo tempo è finito, la sua commedia in crisi, con la gente desiderosa di più realismo e meno comicità; c’è anche l’arrivo di un’altra forma d’arte, il cinematografo. La sua debolezza viene colta da parenti e collaboratori che non aspettavano altro per criticarlo per i suoi comportamenti passati, attaccandolo e magari voltargli la faccia. Convinto a ridimensionare la sua figura, durante il processo mette in scena una delle sue migliori performance, da comico vero, tra le risate generali. Film dal sapore antico con il solito grande Toni Servillo.

Qui rido io ***
 

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