Roma

Per Tuco: Notizie dal mondo.
Con Tom Hanks. Un simil-western anti-trumpiano. A me è piaciuto, non faccio la recensione.
 
Grazie della segnalazione Renzo, ho visto il trailer. Per cogliere lo spunto antitrumpiano devo vederlo, di base posso dire che per l'America la guerra civile e' una cosa molto seria, ancora oggi negli stati della fu Confederazione si domandano perche' la carica di Pickett a Gettysburg ed il coraggio immenso di quei ragazzi del sud non venne premiato dalla sorte....una guerra civile, proprio perche' tra fratelli, non si digerisce mai completamente.
 
"Sulla infinitezza" (2019) di Roy Andersson

Presentato a Venezia nel 2019 dove ottenne il premio quale miglior regia. Sono brevi scene quasi mai collegate tra di loro, tranne quelle che vedono un prete in crisi esistenziale che si reca da uno psicologo in quanto dubita dell'esistenza di Dio e ottiene quale risposta la possibilità che non esista alcun Dio. La maggior parte di queste scenette sono introdotte da una voce fuori campo che dice "ho visto un uomo/donna che... " e sono ambientate nel presente, a parte una che vede protagonista Hitler e un'altra Ivan il terribile. E' un cinema tipicamente svedese che riprende alcuni temi cari a Bergman come quelli riguardanti la fede e il senso della vita. Bellissima la fotografia.

Sulla infinitezza ***
 
Calibro 9  - Toni D'Angelo (2020)

Sequel anomalo di Milano calibro 9. Territori pulposi, violenza grafica e cinismo a go-go. Pare il pilota di una serie potenziale o, meglio, questo ormai è il passo da tenere per un pubblico sempre più abituato a tale sintesi narrativa. Cast di livello per personaggi semplici da leggere, senza alcuna profondità se non la loro brama di fottere il prossimo. Pum-pum-bang-bang a profusione. Tante stupide galline che si accoppano per milioni di euro scomparsi grazie all'hackerata di una improbabile russa manovrata da un avvocato che è il figlio di Piazza, il protagonista del cult di Fernando Di Leo. Storna il malloppo frapponendosi nell'imboscatura del medesimo che fluttua in rete cercando il paradiso dove approdare. Il problema è che il legittimo proprietario è un boss di una feroce 'ndrina che s'incazza come un cobra e se la prende con i rivali regionali scatenando la mattanza per recuperarlo. Ma i soldi non saltano fuori e il cobra, si sa, non è un serpente ma un macellaio ghignante.
 
Ben girato dal figlio di Nino ed ben interpretato in relazione al genere. Ritmi alti con dialoghi e contesti che paventano un quadro international a tratti piuttosto goffo, purtroppo. Il G20 di Anversa e i politici  protagonisti è talmente schematico da risultare risibile. Serve a contestualizzare nel grande porto belga una gragnuola di proiettili in puro stile western (spaghetti) urbano.

Tutto sommato un prodotto abbastanza godibile, 90 minuti per un fumettone che in un catalogo streaming ci fa la sua figura nel suo genere. Rispetto al genitore criminal-poliziottesco ci azzecca il giusto nonostante i continui agganci. Croccare malamente la gamba e la faccia Barbara Bouchet è un lusso imperdonabile, gratuito e del tutto inutile dal punto di vista narrativo.

Calibro 9 ** 1/2
 
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]"Santiago, Italia" (2018) di Nanni Moretti.
In attesa che esca da qualche parte il suo ultimo "Tre piani" presentato a Cannes, ho avuto la possibilità di vedere il recente documentario dedicato al golpe cileno del 11 settembre 1973. La storia è nota: Salvador Allende nominato Presidente del Cile nel 1970 avvia una serie di riforme socialiste che vede le maggiori aziende private nazionalizzate, l'aumento dei salari, diritto allo studio per tutti i cittadini, costruzione di varie opere pubbliche. Il suo obiettivo è l'eliminazione della povertà in Cile. Lo spostamento verso l'estrema sinistra della sua azione di governo, non viene vista di buon occhio dai centristi che lo sostengono. Ma sono soprattutto gli Stati Uniti a voltargli la faccia, considerati i loro interessi economici in alcune importanti aziende passate in mano pubbliche senza risarcimento, che finiscono par appoggiare tramite la CIA il golpe compiuto dai militari guidati da Pinochet. Il documentario non è sulla dittatura, lo stesso dittatore si vede solo una volta, ma sull'impegno degli italiani nell'aiutare il Cile e i cileni. A partire dall'ambasciata a Santiago, presa d'assalto da coloro che non erano disposti a sottostare ai diktat dei militari e soprattutto dall'aiuto che l'Italia diede ai cileni nel corso degli anni successivi favorendo il loro trasferimento e inserimento nel nostro paese. Il documentario è corredato dalle interviste di alcuni protagonisti che da allora vivono in Italia, ma anche reduci della dittatura rimasti in Cile.

Santiago, Italia ***
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panenka ha scritto:
[font=Calibri,sans-serif][font=Verdana,sans-serif]"Santiago, Italia" (2018) di Nanni Moretti.
In attesa che esca da qualche parte il suo ultimo "Tre piani" presentato a Cannes, ho avuto la possibilità di vedere il recente documentario dedicato al golpe cileno del 11 settembre 1973. La storia è nota: Salvador Allende nominato Presidente del Cile nel 1970 avvia una serie di riforme socialiste che vede le maggiori aziende private nazionalizzate, l'aumento dei salari, diritto allo studio per tutti i cittadini, costruzione di varie opere pubbliche. Il suo obiettivo è l'eliminazione della povertà in Cile. Lo spostamento verso l'estrema sinistra della sua azione di governo, non viene vista di buon occhio dai centristi che lo sostengono. Ma sono soprattutto gli Stati Uniti a voltargli la faccia, considerati i loro interessi economici in alcune importanti aziende passate in mano pubbliche senza risarcimento, che finiscono par appoggiare tramite la CIA il golpe compiuto dai militari guidati da Pinochet. Il documentario non è sulla dittatura, lo stesso dittatore si vede solo una volta, ma sull'impegno degli italiani nell'aiutare il Cile e i cileni. A partire dall'ambasciata a Santiago, presa d'assalto da coloro che non erano disposti a sottostare ai diktat dei militari e soprattutto dall'aiuto che l'Italia diede ai cileni nel corso degli anni successivi favorendo il loro trasferimento e inserimento nel nostro paese. Il documentario è corredato dalle interviste di alcuni protagonisti che da allora vivono in Italia, ma anche reduci della dittatura rimasti in Cile.

Santiago, Italia ***
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Nel 1976 ci manco' niente che la politica italiana regalasse la Davis a Pinochet.....fu Berlinguer a sostenere alla fine, che lasciare la Davis al dittatore cileno sarebbe stato più rovinoso che protestare contro il regime non disputando la finale....il governo se ne lavo' le mani, la Rai non trasmise in diretta la finale, e ci andammo a prendere la coppa come dei ladri, invece di sbattere il trionfo in mondovisione sulla faccia di merda di Pinochet....ci penso' Adriano Panatta soprattutto ed insieme a Paolone Bertolucci, andarono a prendere la coppa con una bellissima maglietta rossa....un piccolo grande gesto di un campione , che sembrava vanesio e superficiale...e che invece aveva due coglioni di granito.
 
"Concrete Cowboy" (2020) di Ricky Staub
Stufa dell'indisciplina del figlio, una madre decide di affidarlo al padre che lavora in una stalla in cui si addestrano i cavalli nella periferia nord di Philadelphia. Per il ragazzo la vita dura delle stalle a contatto con animali da addestrare sarà una lezione di vita che gli farà capire che ancor prima di insegnare qualcosa agli animali dovrà lui per primo imparare a vivere. Presentato a Toronto l'anno passato e ricevendo buone recensioni, la pellicola veleggia tra il film e il documentario e alla fine questo a mio parere sembra il suo limite.

Concrete Cowboy **


"The Card Counter" (2021) di Paul Schrader
E' il primo film uscito da Venezia che riesco a vedere (da Cannes per ora nemmeno uno....). Il protagonista è un giocatore di Black Jack, gioco che ha imparato e studiato in carcere dopo una condanna per maltrattamenti compiuti da carceriere. Insomma il carceriere che finisce in prigione, sembra un paradosso visto che già ci viveva. Uscito di prigione si imprigiona un'altra volta ma in questo caso dentro i Casinò d'America quasi a voler esorcizzare la sua vita precedente. In uno di questi Casinò incontra il figlio di un suo collega morto suicida, rovinato dalle vicende vissute da carceriere per colpa di quei metodi perpetrati nei confronti dei prigionieri. Il ragazzo ha l'intenzione di uccidere l'organizzatore di quei maltrattamenti, colui che insegnava ai carcerieri come comportarsi nei confronti dei prigionieri e che nel frattempo è riuscito a farla franca. Il protagonista farà di tutto per dissuaderlo. Giallo psicologico, con una storia che ti tiene incollato alla sedia sino alla fine malgrado una regia non sempre convincente.

The Card Counter ***
 
“The power of the dog” (2021) di Jane Campion
Due fratelli gestiscono un ranch, ma il lavoro è soprattutto sulle spalle di uno dei due, mentre l’altro sembra svolgere apparentemente un ruolo di direzione. Quando quest’ultimo si unisce a una giovane vedova con un figlio cresciuto e un problema con la bottiglia i rapporti tra i due fratelli peggiorano. Questo è solo l’inizio, mentre la fine è inattesa. Presentato a Venezia, il film è un western al crepuscolo dove i protagonisti, ma anche l’intera società che li circonda, sono oramai interessati a godersi il benessere ottenuto (si vede anche una partita di tennis). Magistrale la regia della Campion (Leone a Venezia per questo) all’interno della quale aleggiano i fantasmi di John Ford e Sergio Leone. Ottime anche le interpretazioni di Kirsten Dunst e Benedict Cumberbatch. Non così efficace la sceneggiatura, della stessa Campion, che sembra ostentare sui dettagli più che rendere maggiormente incisiva la storia.

The power of the dog ***
 
“The House that Jack Built” (2018) di Lars Von Trier
Jack è un ingegnere colto e interessato all’arte, soprattutto a quella legata al suo lato più demoniaco, e alle icone politiche del passato. E’ anche dichiaratamente misogino. Improvvisamente decide di diventare un serial killer e per quanto sia goffo nella sua attività, lasciando indizi, a volte apposta, facilmente individuabili, la polizia fatica ad individuarlo. Deve uccidere in sequenza perché il piacere di averlo fatto lascia presto il posto al dolore per averlo commesso, come in una sorta di crisi da astinenza, costringendolo a ripetere l’esperienza. Inoltre l’atto terribile non è fine a se stesso ma si ricollega alla creazione di un’opera artistica, come un dipinto, una fotografia o un testo letterario. La fine è dantesca. Presentato a Cannes nel 2018 venne accantonato immediatamente per via della violenza e crudeltà di alcune immagini e delle vicende raccontate. Ma anche per l’idea che molti hanno ormai di Von Trier. Da rimarcare l’interpretazione di Matt Dillon; probabilmente se non fosse stato così il regista l’avrebbe fatto fuori….Non è solo un film horror, al contrario la sua analisi andrebbe effettuata su più livelli.

The House that Jack Built ****
 
[font=Calibri,sans-serif][size=medium][font=Times New Roman,serif]“Tre piani” (2021) di Nanni Moretti[/font][/font][/size]​
[font=Times New Roman,Times,serif][size=medium]Il destino di quattro famiglie si incrociano in un palazzo. Una coppia di magistrati dalla vita che scorre su binari precisi deraglia per via del figlio. Un padre ossessionato che la figlia di sette anni sia stata molestata da un vicino. Una giovane madre travolta dalla depressione subito dopo il parto. Il film, che ha saltato un’intera stagione per via della pandemia ed è stato presentato a Cannes a luglio, è tratto dal libro di Nevo ed è la prima volta che Moretti si cimenta su una storia non sua. Alla fine ne esce un’opera amara e per certi versi disperata che tratta essenzialmente del rapporto tra genitori figli, con le persone che a stento riescono a trovare conforto nella vita di tutti i giorni. Persino un parto, avuto dal personaggio di una bravissima Alba Rohrwacher diventa un ostacolo insormontabile per via della malattia che si impossessa della neomamma e che per inciso ci rende dubbiosi sulla veridicità di quello che la giovane donna ha realmente vissuto. Un film da vedere, e che può essere visto da tutti essendo rappresentata ogni fascia d’età. Da lasciar perdere le mie stelle che segue logiche cinematografiche cha a volte perdono significato davanti a un film così profondo.[/size][/font]​
[font=Times New Roman,Times,serif][size=medium]Tre piani ***[/size][/font]​
 
panenka ha scritto:
[font=Calibri,sans-serif][size=medium][font=Times New Roman,serif]“Tre piani” (2021) di Nanni Moretti[/font][/font][/size]​
[font=Times New Roman,Times,serif][size=medium]Il destino di quattro famiglie si incrociano in un palazzo. Una coppia di magistrati dalla vita che scorre su binari precisi deraglia per via del figlio. Un padre ossessionato che la figlia di sette anni sia stata molestata da un vicino. Una giovane madre travolta dalla depressione subito dopo il parto. Il film, che ha saltato un’intera stagione per via della pandemia ed è stato presentato a Cannes a luglio, è tratto dal libro di Nevo ed è la prima volta che Moretti si cimenta su una storia non sua. Alla fine ne esce un’opera amara e per certi versi disperata che tratta essenzialmente del rapporto tra genitori figli, con le persone che a stento riescono a trovare conforto nella vita di tutti i giorni. Persino un parto, avuto dal personaggio di una bravissima Alba Rohrwacher diventa un ostacolo insormontabile per via della malattia che si impossessa della neomamma e che per inciso ci rende dubbiosi sulla veridicità di quello che la giovane donna ha realmente vissuto. Un film da vedere, e che può essere visto da tutti essendo rappresentata ogni fascia d’età. Da lasciar perdere le mie stelle che segue logiche cinematografiche cha a volte perdono significato davanti a un film così profondo.[/size][/font]​
[font=Times New Roman,Times,serif][size=medium]Tre piani ***[/size][/font]​
???? Sarebbe come dire "Lasciate perdere le mie critiche a Mazzarri che seguono logiche dettate dai risultati ottenuti che perdono significato di fronte alla vastità delle competenze calcistiche di un allenatore che solo il caso ha voluto non finisse ad allenare il Real Madrid."?
 
Mi vuoi paragonare Mazzarri a Moretti (che tra l'altro qualche premio l'ha vinto)? E' come dire, anche se non abbiamo vinto è stata una bella partita e invito tutti a guardarla. Nel senso che alcuni personaggi non funzionano granché ma nel complesso è un bel film.
 
panenka ha scritto:
Mi vuoi paragonare Mazzarri a Moretti (che tra l'altro qualche premio l'ha vinto)? E' come dire, anche se non abbiamo vinto è stata una bella partita e invito tutti a guardarla. Nel senso che alcuni personaggi non funzionano granché ma nel complesso è un bel film.

Penso di essere l'ultimo a volerlo fare... :) Era solo una metafora ironica per vedere se avevo capito  :) .
Al limite Mazzarri si può paragonare a Vanzina (è lui quello dei cinepanettoni?), volendo anche sottointendere che Mazzarri vorrebbe mangiare il panettone, ma dubito che ce la farà.
 
Io amo il cinema, non inteso strettamente come la pellicola in se ma proprio il luogo fisico, il stare all'interno di una sala e guardare il film insieme ad altri, da ragazzo ci andavo tutte le settimane, con mia moglie era un rituale fin da fidanzati il sabato film e pizza. E per andarci mi preparavo prima come se dovessi andare a ballare, barba, camicia stirata, profumo e la scelta del film era importantissima visto che si dovevano accontentare due o più gusti tra loro diversi, discussioni e critiche come se pievosse. Bene, finalmente son potuto tornare a discutere per fare questa scelta e naturalmente si è andati a guardare l'ultimo capitolo del mito, 007 James Bond. Spettacolare, ironico, esagerato, barocchissimo e allo stesso tempo di un'eleganza senza tempo l'addio all'agente segreto più famoso di tutti i tempi sacrificato sull'altare del modernismo d'accatto.
E lo dico conscio che quando seppi che Daniel Craig era stato ingaggiato storsi il naso, lo trovavo assolutamente inadatto invece se l'è cavata molto bene, non a livello dei più grandi ma molto molto bene.
 
Per 007, a parte Connery, fuori concorso, ed in parte anche Roger Moore, a me non dispiacque Brosnan, che da una decina di anni a questa parte e' diventato veramente un buon attore.
 
Tuco ha scritto:
Per 007, a parte Connery, fuori concorso, ed in parte anche Roger Moore, a me non dispiacque Brosnan, che da una decina di anni a questa parte e' diventato veramente un buon attore.

La vedo come te, la deriva tipo Mission Impossible non mi ha fatto impazzire ma la classe non scompare
 
Bruvura ha scritto:
Tuco ha scritto:
Per 007, a parte Connery, fuori concorso, ed in parte anche Roger Moore, a me non dispiacque Brosnan, che da una decina di anni a questa parte e' diventato veramente un buon attore.

La vedo come te, la deriva tipo Mission Impossible non mi ha fatto impazzire ma la classe non scompare
C'e' un western del 2007, in Italia passato quasi sottotraccia, che si intitola "Caccia spietata" , protagonisti Pierce Brosnan e Liam Neeson, con due spettacolari camei di Angelica Huston e Wes Studi.....Il film e' valido , e c'è un Brosnan ...che levati proprio....straordinario; so che non ti piace il western, ma questo si vede con piacere.
 
Tuco ha scritto:
Bruvura ha scritto:
Tuco ha scritto:
Per 007, a parte Connery, fuori concorso, ed in parte anche Roger Moore, a me non dispiacque Brosnan, che da una decina di anni a questa parte e' diventato veramente un buon attore.

La vedo come te, la deriva tipo Mission Impossible non mi ha fatto impazzire ma la classe non scompare
C'e' un western del 2007, in Italia passato quasi sottotraccia, che si intitola "Caccia spietata" , protagonisti Pierce Brosnan e Liam Neeson, con due spettacolari camei di Angelica Huston e Wes Studi.....Il film e' valido , e c'è un Brosnan ...che levati proprio....straordinario; so che non ti piace il western, ma questo si vede con piacere.

veramente a me i western piacciono e questo l'ho visto due volte, riprende l'idea che nacque con quel capolavolo de " Il duello " di Scott ( a proposito, è possibile che non si trovi da nessuna maledetta parte?) e lo porta nel deserto americano.
I due protagonisti sono ottimi attori, poliedrici e dell'età giusta per risultare credibili.
Ma ormai film così ne vedrai pochi in futuro visto che le nuove regole di Holliwood impongono che il modello di maschio bianco ed etero deve scomparire, nei prossimi  i cowboys si ingropperanno tra loro e gli indiani saranno donne sgranocchiapassere che fanno le stesse cose degli uomini e naturalmente i neri saranno al comando
 
Bruvura ha scritto:
" Il duello " di Scott ( a proposito, è possibile che non si trovi da nessuna maledetta parte?)

"I duellanti" lo trovi su Rakuten TV, pagando. Se vuoi te lo giro con Smash. Pesa quasi 4gb.
 
pozzengo ha scritto:
Bruvura ha scritto:
" Il duello " di Scott ( a proposito, è possibile che non si trovi da nessuna maledetta parte?)

"I duellanti" lo trovi su Rakuten TV, pagando. Se vuoi te lo giro con Smash. Pesa quasi 4gb.

ti ringrazio, in effetti era "i duellanti" film assolutamente splendido.
 

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