l'amore ai tempi del Corona virus

La prima moglie di Bruno Giordano poi divenne la donna di Renatino De Pedis ( Dandi televisivo ).
Wilson era innocente, nato a Darlington Inghilterra, padre minatore , era uno di quelli di sinistra. Di fatto i capi fascio erano Martini e Oddo , i capi comunisti Wilson e Chinaglia. Re Cecconi era figlio di contadini, apolitico rispetto agli altri, morì per uno scherzo tragico.
 
Tuco ha scritto:
La prima moglie di Bruno Giordano poi divenne la donna di Renatino De Pedis ( Dandi televisivo ).
Wilson era innocente, nato a Darlington Inghilterra, padre minatore , era uno di quelli di sinistra. Di fatto i capi fascio erano Martini e Oddo , i capi comunisti Wilson e Chinaglia. Re Cecconi era figlio di contadini, apolitico rispetto agli altri, morì per uno scherzo tragico.

Chinaglia comunista? ma che minchia dici, non era di destra era proprio fascista duro con grande ammirazione di Almirante.
Manco con le cose vecchie sei credibile mortacci tua
 
Chinaglia e Wilson erano fascisti, Martini divenne pure deputato di AN me pare, Oddi era quasi no squadrista... I comunisti chi erano ? I magazzinieri ? 
57.gif



Aspetta ...ho approfondito... Martini è stato eletto con AN... ma prima era comunista ! Un colpo alla Ferrara o alla Liguori. Allora, a destra Chinaglia, Oddo, Pulici e Facco , a sinistra Martini, Re Cecconi e Nanni. D'Amico era troppo giovane per capire, Frustalupi troppo saggio, Garlaschelli più a sinistra. La partitella del giovedì era la vera partita della settimana. :D
 
Tuco ha scritto:
Chinaglia e Wilson erano fascisti, Martini divenne pure deputato di AN me pare, Oddi era quasi no squadrista... I comunisti chi erano ? I magazzinieri ? 
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guarda che lo hai scritto tu che era comunista

comunque leggiti questa intervista, chiarisce tutto
Re:Destra e sinistra (nella Lazio)« Risposta #12 il: 04 Dic 2014, 16:45 » Il gruppo è quello del figlio di Giorgione

LAZIO 1974 - LO SCUDETTO.

RISSE, PISTOLE E SESSO: NOI VINCEVAMO COSÌ


Renzo Garlaschelli, 55 anni, racconta 10 stagioni di LAZIO e la pazza squadra dello scudetto 1974

VIDIGULFO (PV) Renzo Garlaschelli, 55 anni, pensionato del calcio e a quel paese il pallone, i gol, la panchina, lo stress e le polemiche. In questo di paese Vidigulfo, pochi abitanti e molte mucche – si vive solo di relax e sorrisi, giri in bicicletta, campagna e aria buona. Il football non c’è più, è solo un lontano ricordo, ma che ricordo: stagione 1973 74, scudetto della Lazio, quello di Chinaglia e Maestrelli, dei clan, delle risse, delle pistole e dei night. E di una squadra pazza capace di litigare e vincere, vincere e litigare. Ed entrare nella storia.

Garlaschelli, bella casa. Ma nemmeno una foto della Lazio, perché?
«Non ho più nulla: magliette, immagini,medaglie. Ho dato via tutto: col passato ho chiuso e non me ne frega degli oggetti ».

Cosa fa adesso?
«Il pensionato del pallone , da 10 anni percepisco la pensione Enpals, quella dei calciatori. Col football ho staccato: da quando ho smesso non sono mai più andato allo stadio, mi sono tolto dalle palle. Mi chiamano in tv per commentare, ma rifiuto. E poche, pochissime interviste; anzi si consideri fortunato….».

Grazie. Giornata tipo?
«Sveglia, passeggiata, giornali, compro il pane, pranzo e riposo. D’estate vado in bici. Non sono sposato e vivo con mia sorella Luisa, che ha 14 anni più di me».

Si è allontanato dal calcio, ma lo guarda?
«In tv, lontano dal caos. Vista da fuori, la serie A è sempre divertente, peccato sia massacrata da moviole e polemiche. Si commettono molti falli e forse c’è qualche campione in meno rispetto al passato».

Un giocatore che l’appassiona?
«Adoro gente come Cassano, Baggio. Sono talenti ai livelli di Corso, Mazzola, Suarez, Rivera: gli idoli dei miei tempi ».

Il calcio è cambiato; i campioni del passato sarebbero in rado di giocare in questo football?
«Guardi Rivera ora farebbe la differenza anche seduto in mezzo al campo».

Torniamo a Garlaschelli bambino. Primi calci all’oratorio, Sant’Angelo in serie D e poi il salto al Como.
«Ho accettato il trasferimento per un solo motivo: volevo evitare la naja, troppo dura. E ce l’ho fatta. Poi, già che c’ero, ho tentato di guadagnare qualche lira».

Stipendio a Como?
«Duecento mila al mese più spese e premi. Finche mi ha cercato la Lazio, e ho fatto il salto di qualità»

Era la stagione 1972-73: impatto con Roma e la nuova squadra?
«Visite mediche, l’allenatore Maestrelli si avvicina: "Benvenuto tra noi. Buona fortuna e una sola raccomandazione: passa la palla a Chinaglia, perché è un vero rompi[...]" »

Lo era?
«Eccerto, aveva ragione: in campo era insopportabile perché viveva per il gol, e quando non segnava diventava intrattabile, burbero. Finita la partita invece era uno spettacolo di simpatia»

E gli altri? Che tipi erano?
Le racconto il primo giorno e capirà: andiamo all’allenamento io, Pulici, Re Cecconi, Frustalupi e
Moriggi, tutti sulla Fiat 124 blu di Pulici. Arriviamo a Tor di Quinto ci troviamo di fronte la Bentley di Wilson, la Jaguar di Chinaglia, poi Ferrari e Mercedes. Ci guardiamo: "ma dove siamo finiti?" ».

Dove eravate finiti?
«In un posto di pazzi. Anche perchè la stagione è iniziata male con l’eliminazione in Coppa Italia. La colpa naturalmente, è stata data a noi nuovi, i "nordisti": e via con le polemiche, le offese, le risse. Per fortuna poi, alla prima di campionato, una buona prestazione con l’Inter e la scintilla: da quel momento è cambiato qualcosa, siamo diventati la Lazio vera, quella che si è qualificata per l’Uefa e poi ha vinto lo scudetto».

Squadra modello Olanda e calcio totale.
«Alt, alt. Noi siamo arrivati prima, è stata l’Olanda che ci ha copiati ».

Torniamo agli eccessi di quella squadra famosa per liti, politica, pistole, sesso. Capitolo risse.
«Lo spogliatoio era diviso e ci cambiavamo in due stanzoni. Da una parte il clan di Chinaglia: Wilson, Nanni, Oddi, Petrelli, Facco. Dall’altra quello di Martini e dei "nordisti": io, Pulici, Re Cecconi, Frustalupi, Moriggi, D’Amico. Durante la settimana erano botte, invidie e dispetti: se un gruppo beveva vino rosso, l’altro ordinava vino bianco; se uno chiedeva carne, l’altro prendeva pesce. La domenica, però, come per magia eravamo tutti uniti, guai a chi ci toccava. E vincevamo».

L’allenamento tipico?
«Poca corsa ma tante partitelle. Dal martedì al venerdì erano calci e calcioni e Maestrelli era sempre preoccupato. Per evitare che Chinaglia perdesse, si incazzasse e degenerasse tutto in rissa, faceva finire le sfide solo quando la squadra di Giorgione pareggiava. E a volte sì smetteva quando ormai era buio … ».

Vero che a volte avevate ospiti?
Quasi tutti i giorni giocava con noi Pietrangeli, il tennista, e non era male. Spesso veniva il figlio di Leone, allora presidente della Repubblica. Era una pippa. Ma noi ce ne fregavamo degli ospiti.

Clan, spogliati divisi e politica. Parliamone.
«Siamo passati tutti per fascisti, ma solo perchè la Lazio, storicamente, è di destra. Non capivano niente di politica e non eravamo preparati».

Di Canio, dopo l’ultimo derby, ha fatto il saluto fascista.
«Quel gesto è stato strumentalizzato, hanno esagerato».

Di Canio è il simbolo della Lazio di adesso, il leader, il trascinatore. Le piace?
«Non lo conosco personalmente, però mi è simpatico».

Avrebbe potuto far parte della vostra Lazio?
«Direi di sì, è l’unico che mi sembra adatto: determinato, di carattere un po’ suonato come noi. Visto che è romano, sarebbe stato nel clan di Chinaglia».

Restiamo alla politica. Lei è di destra?
«Ero radicale, mi piaceva Pannella che ho conosciuto anche di persona: andava contro tutto ed era avanti nei tempi. Ora non voto più da qualche anno, sono stufo e mi sembrano tutti uguali. Tornassi alle urne, però, sceglierei ancora lui».

Capitolo pistole. Lei sparava?
«Io avevo il porto d’armi, come tutti. Ma non la pistola. Eravamo dei pazzi furiosi. Era il tempo del terrorismo e Roma era una città violenta. Ma la nostra, soprattutto, era una moda».

Dove vi divertivate?
«Quasi sempre in ritiro all’Hotel Americana, al tredicesimo chilometro della via Aurelia. L’abbiamo distrutto a forza di spari: sul retro si faceva il tiro a segno mirando i lampioni e la mobilia vecchia. Ma a volte anche i compagni più giovani … ».

Scherza vero?
«Un giorno palleggiamo vicino alla piscina, e uno di noi manda il pallone intenzionalmente giù dalla vallata. "Badiani, vai a prenderlo tu che sei l’ultimo arrivato". Roberto obbedisce e scende tra le erbacce, mentre in sei o sette si mettono in fila, mirano e via: bum bum bum. Proiettili da tutte le parti che sfiorano il povero Badiani laggiù che piange dalla paura, inginocchiato con le mani che proteggono la testa».

Roba da nonnismo.. Altre iniziazioni?
«Petrelli va nella stanza di De Rosa, uno sempre serio e zitto. Entra e trova il compagno disteso a letto. Urla agli altri: "Vediamo se ha le palle e se è da Lazio". E bum, gli spara in mezzo alle gambe, lo sfiora e buca il materasso. Avesse sbagliato di pochi centimetri, addio De Rosa … ».

Ancora qualche esagerazione: capitolo vita notturna.
«Ci divertivamo, ed era uno dei nostri segreti. Andavamo in ritiro il sabato pomeriggio: pranzo, cinema, cena e partite a carte fino a tarda notte».

A soldi?
«Naturalmente. La domenica giocavamo e poi tornavamo in albergo: aperitivo, cena, tv, carte e finalmente … ».

Finalmente?
«A mezzanotte iniziava la serata vera!».

Cioè?
«Era tutto organizzato e Maestrelli faceva finta di niente. Qualcuno faceva venire certi personaggi in stanza, altri andavano al night».

Garlaschelli cosa sceglieva?
«Facevo coppia fissa con Chinaglia al "Jackie O". Tutta notte lì fino alla mattina dopo, quando tornavamo di nascosto in albergo, facevamo colazione e poi andavamo a casa».

E durante la settimana?
«Chinaglia era meticoloso e dal mercoledì in poi si concentrava, si preparava e andava a cena da Maestrelli. Io no, mica potevo diventare matto per il calcio. Me ne fregavo e mi divertivo fino al sabato, e Maestrelli mi capiva. A volte arrivavo ancora vestito da nottata, al tre volte dicevo: "Mister, sono stato a mignotte"».

Oplà
«Era un modo dire, nel senso che avevo fatto tardi .. E lui: "Ci sono i giornalisti, fai due giri di campo, fingi di farti male e vai a casa"».

Garlaschelli, lei era single. Donne conquistate?
«Non si dice».

Carnevale dice di essere arrivato a 1000. Esagera"
«I calciatori hanno molte possibilità … Ma io sono un gentlemen, non faccio ne numeri ne nomi. Eheheheh».

Era la Roma della dolce vita.
«In 10 anni di Lazio non ho mai mangiato a casa: sempre al ristorante».

Stagione 1973 74, scudetto alla Lazio e noi facciamo un giochino: ogni. compagno, un ricordo. Portiere Felice Pulici.
«Grande amico. Una sera, appena arrivati a Roma, decidiamo di andare a vedere il Colosseo e partiamo sulla sua 124 blu. Dopo 2 ore stavamo ancora girandoci intorno per cercare la via del ritorno … ».

Sergio Petrelli.
«Silenzioso, era meglio lasciarlo stare. Pilotava gli aerei ed è stato quello che ha portato la moda delle pistole. Una notte, prima del derby, gli ultrà della Roma vengono sotto il nostro albergo a fare casino. Lui si affaccia, in silenzio, e pira pum pam, spara ai lampioni mentre i giallorossi scappano spaventati. Ma la più bella è quella della luce».

Cioè?
«Siamo in ritiro, è ora di dormire e dice al compagno di stanza: "’Spegni la luce". Quello risponde: "Non ho voglia di alzarmi, fallo tu". Pedro prende la mira, pum, spara alla lampadina e dà la buona notte … ».

Luígi Martini.
«Un duro, cattivo in campo ma squisito fuori. Indimenticabile una sua rissa con Chinaglia in Svizzera, a Sion, dopo una gara di Uefa. Negli spogliatoi Giorgione gli dà la colpa del gol subito, lui perde la pazienza, prende una bottiglia, la rompe e inizia a vibrarla nell’aria minacciando tutti.».

Giuseppe Wilson.
«II capitano, l’immagine di quella Lazio, un perfezionista».

Giancarlo Oddi
«E’ quello con cui sono rimasto più legato, era il protetto di Chinaglia, un vero burino romano. Ma ragazzo splendido».

Franco Nanni.
«Era troppo buono, un timidone e per questo motivo era sempre messo in mezzo. Era preso di mira da tutti. qualsiasi cosa succedesse in campo, era colpa sua».

Luciano Re Cecconi.
«Ha fatto una fine assurda per colpa di una puttanata. Eravamo al Flaminio, lui e Ghedin mi invitano all’aperitivo. Rifiuto e saluto. A casa accendo la tv e sento la notizia: Luciano ammazzato per aver finto una rapina. Corro all’ospedale, incontro Ghedin che era con lui: era sconvolto, piangeva e ripeteva "Poteva succedere a me, poteva succedere a me"».

Giorgio Chinaglia
«Unico. La mattina, quando eravamo in ritiro, si presentava a pranzo in pigiama con i capelli tutti in piedi e gli occhi appiccicati. Un giorno invece arriva con un giubbotto di renna con le frange lunghe così. Cerca di sedersi sullo sgabello ma non ce la fà. "Giorgio, ma cosa c’è? ". Fa una strana smorfia, si volta e oplà: sul fianco spunta una pistola 44 Magnum tanto grande da impedirgli ogni movimento. E noi tutti a ridere».

Qualche rissa?
«Era sempre in mezzo. Vigilia del derby, andiamo al cinema. All’entrata si presenta un tifoso giallorosso: "Chinaglia, a gobbo, domani te famo nero". Giorgio fa finta di niente e lo lascia sedere, aspetta che si spengano le luci e poi si piazza alla fila dietro. Pum pum pum, tifoso sistemato…
Ma quella volta con il presidente».

Ha picchiato anche lui?
«Non arrivavano gli stipendi, allora andiamo da Chinaglia e lo carichiamo. "Giorgio, dici di difendere i nostri diritti ma non conti un cazzo". Nemmeno il tempo di finire e aveva appeso Lenzini al muro».

Mario Frustalupi.
«Intelligenza calcistica mostruosa, si piazzava a metà campo e i palloni erano tutti suoi. Bravo e di personalità, come quando litigò con Chinaglia».

Forza, racconti.
«Solito fine partita con rissa sotto le docce, Giorgione ne dice una di troppo e Frustalupi, distinto, gli lancia addosso la scarpa da calcio: Chinaglia si sposta in tempo, i tacchetti di ferro sbattono contro il muro e lasciano la scia di scintille. E poi via, tutti a picchiarsi».

Vincenzo D’amico.
«Un talento puro. Eravamo compagni di stanza e passava tutto il tempo al telefono, ogni giorno una ragazza diversa».

Tommaso Maestrelli, il mister. «La sua forza era che capiva quando era il momento di lasciar correre e quando era meglio alzare la voce. Più che un allenatore, era un papà. La sua morte è stata l’inizio della fine di quella Lazio».

A proposito: Maestrelli, Re Cecconi, Frustalupi…
«Le dirò di più: sa che sono morti anche molti tra i massaggiatori e magazzinieri? Dicono che quella Lazio fosse maledetta; non ci credo e non ho paura. Quella Lazio è stata unica, il calcio non avrà mai più una squadra così. Ecco perchè ho staccato con il passato e me ne sto qui a ricordare lontano da Roma, isolato nel mio paesello». 
 
Bellissima intervista, la cosa che si può notare tra oggi ed allora è la differenza tra gli esseri umani che appartengono al calcio; un tempo , ego e carisma spropositati, follia vera ma persino creativa, erano comunque uomini ... Per dirla in parole povere: non si sarebbero fottuti un legamento in una gara di limbo.
 
Tuco ha scritto:
Bellissima intervista, la cosa che si può notare tra oggi ed allora è la differenza tra gli esseri umani che appartengono al calcio; un tempo , ego e carisma spropositati, follia vera ma persino creativa, erano comunque uomini ... Per dirla in parole povere: non si sarebbero fottuti un legamento in una gara di limbo.

hai ragione, al massimo rischiavano una pallottola...


Comunque a proposito di aquilotti attualmente questo è il mio giocatore preferito

[video=youtube]
 
Re Cecconi è stato scarognato.... E' l'unico caso che abbia mai sentito.... perlomeno in Italia, poi che so' , tutto può capitare, ma siamo oltre l'assurdo.
 
Tuco ha scritto:
Re Cecconi è stato scarognato.... E' l'unico caso che abbia mai sentito.... perlomeno in Italia, poi che so' , tutto può capitare, ma siamo oltre l'assurdo.

mica vero, questi si sparavano nelle stanze d'albergo, scarogna è se ti cade una tegola in testa nn se stai con gente che gira con le Colt
 
Tuco ha scritto:
E comunque la Lazio che vinse lo scudetto del 1973-74 era una fucina di storie, ecco, dopo il nostro, quello è il secondo scudetto più mitico della storia del calcio italiano: una banda de matti, armati come desperados messicani, nel vero senso della parola, divisi tra fascisti e comunisti, che si sarebbero ammazzati se non avessero rischiato le patrie galere, tenuti insieme da un uomo buono che vedevano come un padre, un uomo buono, per il quale sarebbero morti, anche lui scomparso troppo presto.
Se non ricordo male, c'è una puntata di Sfide che si intitola : "Calcio e pistole" , che parla di quella squadra, con Alex Zanardi a raccontare la storia, merita di essere visto, è uno spaccato d'epoca, quella Lazio vinse uno scudetto negli anni di piombo, tra attentati , terroristi e banda della Magliana.

Quella squadra lì si infortunava più in allenamento che la domenica... gruppo di pazzi, una vittoria del tutto anomala, perchè di solito per vincere serve un gruppo coeso e quello non lo era per niente.
 
Eppure in campo marciavano nella stessa direzione.... Terzi, poi campioni d'Italia, e quinti nell'anno successivo. 
Poi ci fu il calo fisiologico e la nuova ripresa a fine anni 70', con Manfredonia e Giordano, erede di Chinaglia, che nel 1976 andò ai Cosmos.
 
Bruvura ha scritto:
quella Lazio ERA la banda della Magliana!

Zolathebest gran sito vero? comunque sto aspettando le tue classifiche

Gran sito, si.

Vediamo... classifica al volo senza rifletterci troppo dei migliori dieci del Cagliari che ho visto giocare (escludo di proposito qualunque dello scudetto) e chissà quanti me ne dimentico:

1) Francescoli: classe ed eleganza cristallina, bastava lui a giustificare i soldi del biglietto.

2) Zola: come ho scritto, Maradona minore. Aveva tutto dell'argentino, in diminuito. Sospetto che se avesse avuto un briciolo di potenza fisica in più, gli si sarebbe avvicinato moltissimo.

3) Suazo: che te lo dico a fare... dategli palla e ci pensa lui!

4) Corti: il nostro Zoff. Stessa sicurezza ed eleganza nello stare in porta e nelle uscite alte... quando ancora i portieri fuori dai pali andavano in presa sui cross. 

5) Virdis: testa o piede non faceva differenza, la palla finiva in rete.

6) Selvaggi: beh un campione del mondo non può star fuori.

7) Matteoli: un centrocampista moderno, grande visione di gioco e piede da assist, che avrebbe meritato migliore fortuna.

8) Oliveira: ad averne oggi di attaccanti così... piede brasiliano, elegante, veloce, freddo nell'uno contro uno.

9) Conti: mi basta ricordare un 93' minuto... tutto il resto è in più.

10) Pusceddu:  quando passava lui a sinistra non cresceva più l'erba.
 
Matteoli ho avuto modo di apprezzarlo nel tempo, veramente un grande centrocampista se lo avessimo ora uno così sarebbe manna dal cielo. Nella classifica di Zolatb avrei aggiunto Muzzi e Radja, tra i 5 giocatori più forti visti a Cagliari.
Stavo riguardando la finale di CL tra Milan e Liverpool del 2007 e guardavo Inzaghi pensando a quanto forse scarso, un debito fino a quando non segnava. Zero prestanza atletica, zero partecipazione alla manovra, zero tecnica, dribbling banale ma una velocità di pensiero e d'azione unica aggiunta ad un culo strepitoso. Pensavo se uno così avesse giocato con noi quanto lo avremmo bestemmiato.
Inoltre riguardando varie partite riflettevo sul ruolo del terzino sx e di come, rapportato ai nostri, un pò tutti fanno le stesse cose e sono passibili delle stesse critiche.
 
Bruvura ha scritto:
Matteoli ho avuto modo di apprezzarlo nel tempo, veramente un grande centrocampista se lo avessimo ora uno così sarebbe manna dal cielo. Nella classifica di Zolatb avrei aggiunto Muzzi e Radja, tra i 5 giocatori più forti visti a Cagliari.
Stavo riguardando la finale di CL tra Milan e Liverpool del 2007 e guardavo Inzaghi pensando a quanto forse scarso, un debito fino a quando non segnava. Zero prestanza atletica, zero partecipazione alla manovra, zero tecnica, dribbling banale ma una velocità di pensiero e d'azione unica aggiunta ad un culo strepitoso. Pensavo se uno così avesse giocato con noi quanto lo avremmo bestemmiato.
Inoltre riguardando varie partite riflettevo sul ruolo del terzino sx e di come, rapportato ai nostri, un pò tutti fanno le stesse cose e sono passibili delle stesse critiche.
A me ha sempre ricordato Paolo Rossi. Anche lui poco dotato nel dribbling e nella prestanza fisica. In quanto al tiro, penso che l'unico gol da fuori della sua vita sia il secondo al Brasile, complice un animale di portiere. Ma aveva il dono magico di certi centravanti, sapere in anticipo dove sarebbe finita la palla in area. Lo stesso che aveva un certo Gerd Muller.
 
Gerd Muller  e Rossi , rispetto ad Inzaghi erano funamboli brasiliani... Il Rossi del Vicenza fece dei bellissimi goal, Inzaghi non credo abbia fatto un bel goal in vita sua, soprattutto un bucio di culo mai visto.
 
Tuco ha scritto:
Gerd Muller  e Rossi , rispetto ad Inzaghi erano funamboli brasiliani... Il Rossi del Vicenza fece dei bellissimi goal, Inzaghi non credo abbia fatto un bel goal in vita sua, soprattutto un bucio di culo mai visto.

quoto, Paolo Rossi me lo ricordo e non era scarso tecnicamente, Inzaghi non stoppava la palla. Rivedevo ieri il goal più ridicolo che fece quando in finale Pirlo tira una punizione che stava entrando e lui da girato la devia con la spalla in rete. E sto stronzo ha pure esultato...

Un'altro così era Trezeguet, non toccava palla per 90 min. ma quella che toccava era goal
 
Trezeguet, anche lui, era molto più tecnico di Inzaghi. Inzaghi era instinto e buco di culo.
 
Tuco ha scritto:
Trezeguet, anche lui, era molto più tecnico di Inzaghi. Inzaghi era instinto e buco di culo.

Con tutti quei gol, non so... Non può essere culo e basta... Sicuramente istinto al 100%... Lo avessimo avuto uno così, altro che... Ve lo ricordate Hubner? Anche se completamente diverso dal punto di vista del fisico, ache lui era una macchina da guerra...

Concordo sul fatto che Trezeguet, ma soprattutto Rossi e Mueller erano di un altro pianeta, dal punto di vista tecnico... Il Francese era qualcosa di incredibile, sotto rete, comunque...
 
theon ha scritto:
Tuco ha scritto:
Trezeguet, anche lui, era molto più tecnico di Inzaghi. Inzaghi era instinto e buco di culo.

Con tutti quei gol, non so... Non può essere culo e basta... Sicuramente istinto al 100%... Lo avessimo avuto uno così, altro che... Ve lo ricordate Hubner? Anche se completamente diverso dal punto di vista del fisico, ache lui era una macchina da guerra...

Concordo sul fatto che Trezeguet, ma soprattutto Rossi e Mueller erano di un altro pianeta, dal punto di vista tecnico... Il Francese era qualcosa di incredibile, sotto rete, comunque...

Theon avrò visto 100/120 partite di Inzaghi e non ricordo un gesto tecnico rilevante, un dribbling, una partecipazione alla manovra. Era incredibilmente furbo e veloce e guarda che per me sono una gran cosa, stai sicuro che se un pallone aveva un rimbalzo strano o una deviazione dell'area piccola finiva a lui ma come giocatore lo detestavo, l'antiestetica del calcio e utilità pura.
Trezeguet aveva una fisicità diversa, era più uomo di sponda e finalizatore, meno veloce ma anche lui faceva parte di quelli che non avrei mai voluto in squadra ma neanche contro. A Cagliari abbiamo avuto Tovalieri cono quelle caratteristiche.

p.s. Hubner era un grandissimo, il classico bomber di provincia anzi, mo scatta la classifica dei miei bomber proletari preferiti

10) Caracciolo : alto e un pò tecnico, re di Brescia
9) Zampagna : ignorante come un comodino Ikea ma con una rabbia addosso che ci invadevi la Polonia
8) Calaiò : sto bastardo segnava sempre contro di noi, una vita in B e provincia.
7) Maccarone : con un cazzo di nome simile è pure andato all'estero, sindaco di Siena e memorabile la sua esultanza quando dopo un goal bevè una birra.
6) Hubner : beveva grappa, fumava un pacchetto al giorno, si allenava se ne aveva voglia e cenava a kg di salsicce. Però quanti ne buttava dentro...
5) Protti : capocannoniere di C1, B e A segnando 24 goal nel Bari che retrocedeva, se non è un idolo questo non so più cosa dire.
4) Muzzi : Cagliari lo amerà per sempre questo animale da goal, peccato per la stronzata Celliniana di non tenerlo ma ci ha regalato momenti da venuta sui piedi
3) Palanca : non fece tantissime stagioni in A ma provate voi a fare l'idolo a Catanzaro. Tecnicissimo ma con la voglia di lavorare di un impiegato pubblico
2) Pellissier : anche qui, fatevi una carriera da bomber a Chievo e poi capirete cosa significa entrare nella legenda, essere ricordati da chiunque segua il calcio.
1) Lucarelli : questo è un pazzo totale riusciva a fare stagioni incredibili e poi tornare a zappare i campi ma era un bomber vero, uno che alla curva la fa innamorare in tutto e per tutto. Forse non dovrebbe stare in questa classifica ma se esiste ancora un sentimento vero legato a questo gioco è per personaggi come lui
 
Su Inzaghi esagerate parecchio, oppure ricordate poco e male...  definirlo solo istinto e buco di culo non ha senso. Intendiamoci, non è il tipo di attaccante che amo, tutto il contrario.. oltretutto era parecchio antipatico come uomo, soprattutto un gran simulatore di rigori :) ma se lo si giudica l'antipatia va lasciata da parte... e di gol spettacolari ne ha fatto tanti, per me assai più di Rossi... oppure sono io a ricordare male, ma certi gol qui sotto, uno per tutti quello al 1'20", ma non solo,  Rossi mi sa che se lo sogna.
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theon ha scritto:
Tuco ha scritto:
Trezeguet, anche lui, era molto più tecnico di Inzaghi. Inzaghi era instinto e buco di culo.

Con tutti quei gol, non so... Non può essere culo e basta... Sicuramente istinto al 100%... Lo avessimo avuto uno così, altro che... Ve lo ricordate Hubner? Anche se completamente diverso dal punto di vista del fisico, ache lui era una macchina da guerra...

Concordo sul fatto che Trezeguet, ma soprattutto Rossi e Mueller erano di un altro pianeta, dal punto di vista tecnico... Il Francese era qualcosa di incredibile, sotto rete, comunque...
Parlare solo di culo per Inzaghi infatti fa ridere. E non credo proprio che Rossi fosse di un altro pianeta, tutt'altro.
 
Zola tu di calcio ne sai e qualche partita l'hai vista, quei goal sono uno spaccato di una carriera in cui ha segnato a caterve per cui qualcuno bello esce ma la maggior parte erano di rapina pura. Hai messo quello della finale di CL di cui parlavo prima, l'ho rivista pochi giorni fa e ti dico che fino al goal ha fatto non cagare, di più. Poi è ovvio, i numeri sono quelli e non si contestano ma se metti Del Piero, Zidane, Kaka, Seedorf, Rui Costa, Pirlo, Nedved dietro un Hubner fa lo stesso quantitativo di goal se non di più.
 

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