Cosa ne sarà del Cagliari nel calcio che verrà

panenka

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Ero tra coloro che hanno festeggiato l'arrivo di Di Francesco. Non tanto per la semifinale di Champions con la Roma ma per aver costruito il Sassuolo. Primo segnale negativo da parte della società, l'ingaggio di Godin e il corteggiamento continuo nei confronti di Nainggolan, due giocatori che toglievano responsabilità al resto del gruppo.
Di Francesco non è riuscito a creare il clima migliore all'interno della squadra ed è arrivato Semplici, un allenatore come un altro non molto diverso dai tanti passati a Cagliari. Salvezza certa, Benevento e Spezia sono inferiori, ma con lui sarà l'unico obiettivo per il futuro.
Nei prossimi anni ci sarà una rivoluzione nel calcio continentale, con un ridimensionamento progressivo delle leghe nazionali (ma è già così) a favore delle competizioni europee, alle quali saranno invitate solo le squadre migliori dei rispettivi campionati. Il Cagliari incapace di crescere come società rimarrà a tempo indeterminato nella serie B della geografia europea.
 
Aspetterei a giudicare Semplici, mentre credo sia ora di giudicare l'operato della società. È qualche anno che trascuriamo, per non usare altri aggettivi, la figura del Ds e, di conseguenza, una rosa composta da un'ossatura solida. Le crisi di identità del nostro giovane presidente sono per quanto mi riguarda il principale motivo per il quale resteremo ancora diversi anni in quell'area geografica di cui parli....se non ancora più giù.... perché, ad oggi, non è mica scontato che ci si salvi. Anzi, credo che questa discussione possa portare un po'di sfiga....


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mi trovo abbastanza d'accordo con entrambi per alcuni aspetti, la società è criticabilissima ( e io l'ho fatto negli anni) tranne su un punto : con l'estremo personalismo e i pacchiani errori visti a Giulini riconosco un merito ovvero l'averci provato a emergere. Purtroppo lo ha fatto nei modi più assurdi tipo rinnovare contratti a personaggi improbabili come Maran ( un triennale all'umarel è roba da TSO) o non tanto l'aver preso Di Francesco ma nel non averlo cacciato a dicembre,nell'aver cambiato sette DS in sette anni però ho visto la buona volontà di salire nella categoria, nel cercare di raggiungere posizioni migliori, questo va riconosciuto.
Ad agosto io e mi pare Pozzengo discutevamo dei passi essenziali per creare una società moderna e, da manager, ho sempre detto che i primi passi fossero un DG e un DS seri, gente d'esperienza e contatti, persone che avrebbero saputo sopperire l'ego spropositato di Giulini, con una rete di contatti e professionalità ( skills per quelli bravi) da buttar giù un business plan di livello. Adesso c'è Capozucca che è l'orbo in terra di ciechi, non è Sabatini e non è Pradè, non è Baldini o Marotta o Carnevali ma neanche Carta, è uomo di squadra e campo, un trafficone con pelo sullo stomaco che speriamo possa aiutare a ripartire.
Una cosa è certa, se dovessimo andare in B siamo più vicini al fallimento che alla risalita
 
Sull'importanza delle superleghe mi e' sempre venuto da ridere...il campionato di serie A ci sara' sempre, e sara' sempre importantissimo, siamo il paese dei comuni del 1300, dei rioni romani e del palio di Siena. Se il calcio europeo resta meritocratico, nelle coppe andranno le meglio classificate di ogni campionato, se vorranno creare una superlega tipo NBA, dove chi c'ha i soldi puo' iscrivere una squadra alla lega, facessero pure, vorra' dire che se lo sceicco di turno compra la Scafatese, la potra' iscrivere alla superlega....e detto fra di noi, sticazzi.
 
Al momento ritengo che la superchampions sia più un rischio che un'opportunità.
In estrema sintesi, considero che potrebbero verificarsi:
1) saturazione di partite con sovraposizioni che andranno a scapito dei tornei nazionali;
2) conseguente svilimento dei campionati nazionali di prima fascia e falcidia nelle serie inferiori che perderanno ulteriormente interesse mediatico (che già è al minimo);
3) impoverimento dei budgets degli esclusi dal "grande giro", sopratutto le medie-potenze, con un riflesso nefasto sui settori giovanili;
4) mortificazione delle appartenenze nazional-territoriali.
 
finchè ci sarà Giulini, o meglio fino a che Giulini continuerà ad operare con le stesse "strategie" e circondandosi di collaboratori della stessa "caratura" o peggio volendo fare da se, il meglio a cui si potrà ambire è la salvezza tranquilla, mentre il peggio è il fallimento per mala gestione
 
Giulini dovrebbe lasciar perdere il calcio. non ne è all'altezza.
Se proprio non riuscisse a farne a meno lasci che sia qualcun'altro, possibilmente del mestiere, a occuparsene. Lui si limiti a mettere la pecunia.
 

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