panenka
CRBino
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- 19 Novembre 2018
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Il giocatore più forte?
«Cruyff, più completo di Pelè, più moderno di Di Stefano. Un grande giocatore di calcio non può avere una carriera molto lunga, soprattutto oggi. Ma finché Cruyff è stato Cruyff, ha oscurato ogni moto precedente».
L'avversario più duro?
«Burgnich. I due incisivi che gli mancano glieli ho portati via io con una gomitata, un giorno che mi ero stancato di sentirmelo camminare sulla schiena con i tacchetti. Adesso gira con la protesi, ma ci telefoniamo, ci facciamo gli auguri a Natale, ci vogliamo bene. È stato l'avversario più duro, più grintoso, più irriducibile. Ma anche il più leale. Alla fine di ogni partita era il primo a venirmi incontro con la mano tesa».
Cosa ne pensa della Nazionale che va in Argentina?
«Che non può rinunciare a Maldera, a Tardelli, ad Antognoni, a Graziani e a Manfredonia. Ho visto la partita di Liegi ed erano secoli che non vedevo una squadra italiana giocare in trasferta con tanta autorità».
Rimpianti?
«Ne ho molti. Inutile dire: se giocassi oggi! Me lo hanno anche fatto dire, ma è stupido. Se giocassi oggi, con al fianco Graziani, alle spalle Antognoni e intorno una squadra così manovriera, beh, potrei divertirmi come al tiro al bersaglio. Ma sono discorsi da rimbambito. Il solo vero grande rimpianto è quello di aver perso dieci, quindici partite della nazionale per infortuni. Avrei potuto segnare quindici gol in più».
La sua partita più bella?
«Quella col Messico a Toluca, nei quarti di finale della Coppa del Mondo. Fu la partita in cui mi risentii vivo. Segnai due gol, vidi segnare Rivera. Perché io ero dalla parte di Gianni, per chi non lo sapesse».
Da un'intervista di Lino Cascioli a Gigi Riva per il quotidiano Il Messaggero del 27 dicembre 1977.
«Cruyff, più completo di Pelè, più moderno di Di Stefano. Un grande giocatore di calcio non può avere una carriera molto lunga, soprattutto oggi. Ma finché Cruyff è stato Cruyff, ha oscurato ogni moto precedente».
L'avversario più duro?
«Burgnich. I due incisivi che gli mancano glieli ho portati via io con una gomitata, un giorno che mi ero stancato di sentirmelo camminare sulla schiena con i tacchetti. Adesso gira con la protesi, ma ci telefoniamo, ci facciamo gli auguri a Natale, ci vogliamo bene. È stato l'avversario più duro, più grintoso, più irriducibile. Ma anche il più leale. Alla fine di ogni partita era il primo a venirmi incontro con la mano tesa».
Cosa ne pensa della Nazionale che va in Argentina?
«Che non può rinunciare a Maldera, a Tardelli, ad Antognoni, a Graziani e a Manfredonia. Ho visto la partita di Liegi ed erano secoli che non vedevo una squadra italiana giocare in trasferta con tanta autorità».
Rimpianti?
«Ne ho molti. Inutile dire: se giocassi oggi! Me lo hanno anche fatto dire, ma è stupido. Se giocassi oggi, con al fianco Graziani, alle spalle Antognoni e intorno una squadra così manovriera, beh, potrei divertirmi come al tiro al bersaglio. Ma sono discorsi da rimbambito. Il solo vero grande rimpianto è quello di aver perso dieci, quindici partite della nazionale per infortuni. Avrei potuto segnare quindici gol in più».
La sua partita più bella?
«Quella col Messico a Toluca, nei quarti di finale della Coppa del Mondo. Fu la partita in cui mi risentii vivo. Segnai due gol, vidi segnare Rivera. Perché io ero dalla parte di Gianni, per chi non lo sapesse».
Da un'intervista di Lino Cascioli a Gigi Riva per il quotidiano Il Messaggero del 27 dicembre 1977.