Vorrei ricordare anch'io questi due grandi giocatori che sono mancati in questi ultimi giorni.
Rensebrink era uno dei pochi intrusi nel blocco dell'Ajax che costituiva la nazionale orange degli anni 70 (insieme a Van Hanegem e Rijsbergen del Feyenord) e che si rivelò ai mondiali del 1974 e questo basta già a dimostrarne la sua qualità.
In un meccanismo quasi perfetto come quello dell'Ajax si inseriva alla perfezione, di lui mi piaceva l'eleganza nelle movenze e per la sua struttura fisica è stato un "anticipatore" del Van Basten che sarebbe arrivato negli anni 80 (come ha fatto notare giustamente Panenka).
Quanto ad Anastasi, il mio ricordo è indissolubilmente legato alle sfide tra Juve e Cagliari degli anni tra il 1968 e il 1972.
Anastasi mi diede parecchi dispiaceri (5 reti contro il Cagliari), come il rigore del momentaneo 2-1 nella sfida decisiva per le sorti del campionato 69/70, poi pareggiato da Riva con un altro rigore per il 2-2 finale che ci consegnò il nostro storico scudetto.
Con Riva poi ha fatto coppia in tante partite della Nazionale di quegli anni.
Vorrei poi ricordare che Anastasi è stato un involontario protagonista nella costruzione della nostra squadra campione d'Italia.
Anastasi era "esploso" nel Varese nel campionato 67/68 e alla fine di quella stagione era stato praticamente già acquistato dall'Inter, tanto che aveva già dispustato un'amichevole con la maglia dell'Inter.
Era il periodo in cui l'Inter stava cambiando proprietà da Moratti a Fraizzoli e la Juve si inserì nella trattativa non ancora conclusa con l'intervento di Gianni Agnelli che si accordò direttamente con Borghi, industriale proprietario dell'Ignis (fabbrica di elettrodomestici) e del Varese, così riuscì a soffiare Anastasi all'Inter.
Al termine della stagione successiva 1968/69, l'Inter alla disperata ricerca di un attaccante di qualità, accettò lo scambio proposto da quel volpone di Arrica che in cambio di Boninsegna ottenne Domenghini, Gori e Poli oltre ad un robusto conguaglio in denaro, riuscendo così a completare la squadra che sarebbe diventata campione d'Italia nel 1969/70.
Oggi, però, è la giornata della memoria e in questo giorno in cui si ricorda la Shoah, vorrei ricordare due grandi allenatori ungheresi che sono stati protagonisti della storia del calcio italiano.
Il primo è Arpad Weisz, allenatore dell'Inter e del Bologna (tra le altre) con cui vinse tre scudetti negli anni trenta e che fu costretto a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali emanate nel 1938, dopo varie peripezie fu ucciso con tutta la sua famiglia (moglie e due figli) nel campo di sterminio di Auschwitz.
L'altro è Erno Egri Erbstein, noto soprattutto perchè era stato il direttore tecnico e l'artefice della costruzione del grande Torino, in Italia era stato allenatore di diverse squadre tra cui anche il nostro Cagliari che condusse alla prima promozione in serie B nel campionato 1930/31 e che allenò anche nella stagione successiva ottenendo la salvezza.
Erbstein arrivò al Torino nel 1938/39, ma anche lui a causa delle leggi razziali dovette lasciare l'Italia, riuscì a salvarsi dai nazisti e dai loro accoliti in giro per l'Europa (tra Francia Germania e Ungheria) fino a fare ritorno in Italia e ad allenare nuovamente il Torino, con cui era stato in qualche modo sempre in contatto, fino alla tragica sciagura di Superga.
Per chi volesse saperne di più al riguardo consiglio il libro di Matteo Marani "Dallo scudetto ad Auschwitz" sulla storia di Arpad Weisz e le trasmissioni di Sky, una di Federico Buffa che racconta anche lui la vicenda di Weisz e sempre su Sky un'intervista ancora di Buffa alla figlia di Erbstein che racconta la storia della sua famiglia.