Volare è più bello che trascinarsi nel fango, ma se cadi ti fai molto più male. Io ho sempre avuto l'abitudine di seguire i programmi calcistici se il Cagliari vinceva ed evitarli se perdeva. Quest'anno, dopo le prime strabilianti 15 partite, vedevo tutto, ascoltavo in macchina Radio Sportiva e addirittura di tanto in tanto leggevo la Gazzetta. Dalla Lazio in poi blackout totale, non leggo nè ascolto più niente. Quando i soliti commentatori, alla domanda se noi avessimo realmente la possibilità di competere per la Champions, rispondevano che prima o poi saremmo calati (tipo il simpatico Cassano) ero quasi contento, pensavo che se ci avessero sottovalutato sarebbe stato meglio. Ora il pensiero che tutta Italia puó finalmente godere del nostro crollo è forse la parte più umiliante. È veramente impressionante vedere la stessa squadra, con gli stessi protagonisti, passare dall'essere un gruppo di sfrontati guasconi che mettevano sotto mezza Italia, che passavano sopra Spal, Bologna e Fiorentina come una schiacciasassi, che imbrigliavano in una trappola perfetta la super Atalanta, ad un'accozzaglia in crisi di autostima, in cui la paura fa scegliere solo i passaggi all'indietro e i lanci lunghi, dove nessuno ha un guizzo, i calci piazzati vengono regalati agli avversari e gli unici tiri verso la porta sono improbabili e isteriche conclusioni sconclusionate dalla distanza senza nè capo nè coda. E brucia ancora di più, se ce ne fosse bisogno, sapere di essere, nonostante tutto, matematicamente sesti. Tutta la retorica del Centenario, con tanto di nuova maglia, evapora di fronte all'ennesima prestazione evanescente, dove probabilmente il peggior Milan degli ultimi 30 anni è sembrato una squadra, più squadra di noi. Che vergogna.
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