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Clamoroso a Torino, si è dimesso l'intero CdA della Juventus

Tutto il CDA... cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi tempi?
 

pozzengo

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Che succederà? Spannometricamente, la prima mossa che farà il reale proprietario della merdentus (picciolo elkann) è evitare di sputtanare il brand. Che non sarà l'equivalente della Ferrari ma qualche maglietta in oriente riesce ancora a farla vendere. Schiererà un plotone agguerrito di avvocati penalisti & tributaristi per fare fronte alle contestazioni derivate dalle allegre spese di quel coglionetto del cugino che in questi anni ha dilapidato un fottio di denari e che, se gli inquirenti hanno murigato bene, ha pure trescato con triangolazioni, accantonamenti e falsi assortiti. Se l'ha fatta troppo fuori dal vaso, toccherà mettere la sordina pure a certa stampa e sfoderare una parata di vecchie glorie preoccupate e sorridenti che parleranno di storia, tradizione e cazzate varie per controbilanciare le ditate di merda che inevitabilmente si beccheranno.
Una bella faccina pulita come nuovo presidente, magari donna che fa molto trendy, una stretta ai conti, un piano di rilancio, e saranno nuovamente in grado di proporsi come ladri number one negli anni a venire.

Ovviamente, come ogni bambino non-juventino di questo gaudente paese a forma di stivale, sogno che li retrocedano in serie D e li obblighino a cambiare il nome. Dipende dai magistrati, se hanno cioè trovato qualche coniglio di quelli belli grassi e se avranno, nel fortunato caso, la forza di difenderlo in fase di procedimento, resistendo alle immani pressioni che la macchina guerra che si chiama Exor metterà in campo.
 

panenka

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Solo per precisare che il probabile rinvio a giudizio dell'intero CDA non dipende da come sono stati spesi i soldi ma per il falso in bilancio e da tutto quello che ne è scaturito. Il falso riguarda la mancata iscrizione dei costi del lavoro degli stipendi non pagati negli anni della pandemia e delle solite plusvalenze su scambi fittizi dei giocatori. Il tutto per evitare di chiudere in perdita, o di chiudere con una perdita elevata, e dover effettuare un aumento di capitale, cioè versamento da parte dei soci di capitali freschi. La sentenza è già scritta dal crollo in borsa del titolo. Su quello avvocati e fiscalisti non hanno armi.
 

pozzengo

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Vero. Però attenzione: rinviare a giudizio tante persone genera un muro composito di istanze da valutare da parte di una pletora di avvocati. Se tiene la linea comune lo si vedrà nel tempo. Può starci che qualcuno non ci stia a prendersela in tasca più di altri e che emergano differenze (e responsabilità) nei comportamenti. Nelle differenze si potrebbero celare altre "rivelazioni". E' un romanzo tutto da scrivere, includendo nel conto le pressioni della spectre (exor) che farà di tutto per mettere la sordina ai processi. Oltre a dilatarli per poi spegnerli (mediaticamente) con logici patteggiamenti quando l'attenzione sarà ormai calata sulla vicenda.
 

panenka

CRBino
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Oggi sul Sole una pagina intera sul caso. Si nota che degli ultimi esercizi, chiusi comunque sempre in perdita malgrado tutte le manovre sui bilanci, il migliore rimane il primo 2018/19 quello successivo all'arrivo di Ronaldo mentre nei successivi c'è un incremento delle perdite per via del crollo dei ricavi a causa di pandemia e mancata partecipazione alla Champions. Tempi duri per i bianconeri perchè oltre alle vicende giudiziarie, che non sono mai una passeggiata, c'è da rimettere a posto il bilancio (in primis ridurre il monte ingaggi) in una fase in cui la squadra non sembra proprio nella condizione di vincere.
 

cidrolin

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Caso Juventus: sotto la lente degli inquirenti anche l’arrivo di Cerri al Cagliari

Bisogna essere dei giudici comunisti antijuventini per dubitare solamente che un fuoriclasse come Cerri non potesse valere 10 milioni. Anzi, secondo me ci hanno fatto anche lo sconto.
 

pozzengo

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Non siamo gli unici che hanno fatto smazzi con loro. Chi è senza peccato... Vedremo che volontà c'è di andare in fondo all'entità e alle modalità di queste operazioni che potrebbero coinvolgere tutte le serie e quasi tutte le società.
Quello che temo possa accadere è un classicone: tutti colpevoli, nessun colpevole.
 

pozzengo

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LA CONSOB? LA SUPERCAZZOLIAMO
Simona Lorenzetti e Massimiliano Nerozzi - Corriere della Sera

«Tanto la Consob la supercazzoliamo», diceva a un collega il direttore finanziario della Juve Stefano Cerrato, parlando dello scambio con il Marsiglia Tongya/Aké e valso una plusvalenza di 8 milioni. L’intercettazione è del 15 ottobre 2021 e l’ispezione dell’organo di vigilanza, avviata tre mesi prima, era ormai alle battute finali. Ma era stato l’innesco per la richiesta di intercettazioni firmata dall’aggiunto Marco Gianoglio e dai pm Mario Bendoni e Ciro Santoriello. Tema della verifica sono le presunte plusvalenze sui giocatori. E in quei mesi si scatena un giro di telefonate nei quali i dirigenti parlano a ruota libera di quanto sta accadendo e studiano manovre difensive per uscire indenni da quella verifica. Ignari che, dal 14 luglio (2021), in ascolto c’è la guardia di finanza.

È dalle telefonate intercettate che emergerebbe come la Juve speri di arginare la Consob, o meglio di «supercazzolare» gli ispettori. L’espressione, da Amici Miei, è appunto di Cerrato. Dopo aver parlato dell’affare Arthur-Pjanic con il suo predecessore Stefano Bertola (capo dell’area business), solleva la cornetta per fare la stessa cosa con Roberto Grossi, revisore di Ernst&Young per dirgli di aver preparato la relazione: «Penso, che però, sarebbe opportuno dargli (alla Consob, ndr) un riferimento più o meno di principio contabile o di qualche cosa, cioè posso io supercazzolarli in modo più raffinato? Invece di dire solo questo?».

Si tratta di memorie che, secondo i magistrati, sarebbero state scritte proprio con l’aiuto del revisore: una presunta stesura a quattro mani che sarebbe confermata da un’altra intercettazione, del 26 ottobre. Il momento è delicato, perché gli ispettori stanno sollevando contestazioni sul principio contabile della permuta. La memoria — stando ai documenti sequestrati — sarebbe stata inviata al revisore via mail «per condividerla». E il giorno dopo, Grossi consiglia Cerrato di non usare il termine «aleatorietà», che «è troppo forte», ma di prediligere «soggettività». E aggiunge: «Non dite che non usate Transfermarkt, dite che qualche volta lo usate». Tutti dialoghi catturati dai finanzieri, che un mese più tardi si presenteranno negli uffici della Juve con un mandato di perquisizione firmato dai pm.

Morale: intercettare i dirigenti bianconeri durante l’ispezione della Consob si rivelerà estremamente prezioso per gli inquirenti che ora contestano ai vertici del club Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene e ad altri manager - false comunicazioni sociali per tre bilanci (dal 2018 al 2020), ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e false fatturazioni. Sotto accusa ci sono le presunte «plusvalenze artificiali» e le «manovre stipendi» sul differimento delle mensilità dovute ai calciatori nei mesi di pandemia. E proprio le plusvalenze sono al centro di una lunga conversazione tra il ds Federico Cherubini e Bertola.

La sera del 22 luglio i due prenotano un tavolo al ristorante «Cornoler», a due passi dal centro e dalla vecchia sede della Juve. Poco prima dell’appuntamento i militari del nucleo di polizia economico finanziaria riescono a piazzare le microspie. Sarà l’unica intercettazione ambientale dell’inchiesta, ma una delle più produttive, dal punto di vista investigativo, con oltre tre ore di conversazione captate. Ovviamente, si parla di pallone e affari, di plusvalenze e del capo dell’area tecnica Fabio Paratici, che da pochi giorni aveva lasciato il club. «Io l’ho detto a Fabio (Paratici, ndr): è una modalità lecita ma hai spinto troppo», dice Cherubini. «E lui mi rispondeva: “Non ci importa nulla, perché negli scambi se metti 4 o metti 10 è uguale, nessuno ti può dire nulla”». Il ds insiste: «Fabio ha avuto carta libera». La discussione è tale che Bertola confida: «La situazione è davvero delicata. Io in 15 anni faccio un solo paragone: Calciopoli. Lì c’era tutto il mondo che ci tirava contro, questa invece ce la siamo creata noi».

Parole inequivoche per gli investigatori, ma che secondo un’interpretazione difensiva potrebbero avere un’altra chiave di lettura: un parallelo tra le difficoltà della società nel periodo post Calciopoli - con i calciatori in fuga e la squadra in B - e l’attuale, con il caos Superlega e i bilanci in crisi per il Covid. Bertola non è mai andato a parlare con i magistrati. Per ora, per lui e gli altri indagati, parlano le intercettazioni. Come quella di un altro manager che sottolinea la necessità di dare risposte alla Consob perché non si può dire agli ispettori che «il bilancio è un atto di fede».
 

panenka

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Mentre il mancato rilevamento del costo del lavoro sugli stipendi non pagati è un errore contabile, una mancata applicazione dei principi contabili e quindi un falso in bilancio grande quanto è grande la quota di costo non inserita, sulle plusvalenze sarà sempre molto difficile dire che un giocatore qualsiasi, prendiamo Cerri, vale 4 e non 10 come risulta nei bilanci, soprattutto se al valore gonfiato corrisponde uno stipendio gonfiato. Se però vieni intercettato dicendo che non c'è differenza tra 4 o 10 ti sei dato la zappa sui piedi.
 

Tuco

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Per dire...se a noi per Cerri ci mandano in C , a sti zozzoni ladri rottinculo gli dovrebbero togliere il titolo sportivo e farli ripartire dai dilettanti... a me va bene...li voglio vedere annientati.
 

pozzengo

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Un quartetto di donne ha fatto scattare la trappola per Agnelli

Andrea in cda credeva di sfangarla invece Suzanne Heywood, targata Exor, ha aperto il fuoco. Maurizio Arrivabene s’è sfilato e Pavel Nedved è stato a guardare.

Gigi Moncalvo (La Verità 30.11.2022)

A guidare le operazioni è stata una donna. Si chiama Suzanne Heywood, è managing director di Exor e presidente di Cnh Industrial Nv. È la nuova luce della pupille di John Elkann. Sul sito della Juventus è indicata come «amministratore» del club. In realtà da pochi mesi è il braccio armato di Jaky e plenipotenziaria per gli affari anche della Juve, che ormai era diventato un ex-assett. È nata a Southampton, in Inghilterra, e ha conseguito un master in Scienze presso l'Università di Oxford e un dottorato di ricerca presso l'Università di Cambridge dopo un'infanzia trascorsa a navigare intorno al mondo su una barca. Suzanne ha iniziato la sua carriera professionale nel Tesoro del Regno Unito. Nel 1997, è entrata a far parte di McKinsey & Company, dove ha ricoperto posizioni sempre più importanti, tra cui senior partner e co-leader della linea di servizi globali di McKinsey sul cambiamento del modello operativo per diversi anni, lavorando a lungo su questioni strategiche. Suzanne è anche membro del consiglio di amministrazione del settimanale inglese The Economist.

È stata lei a costruire la trappola in cui è caduto Andrea Agnelli. Diciamolo subito: l'ex presidente della Juve non si è dimesso, è stato «dimesso», lo hanno costretto ad andarsene, si è trovato in minoranza nel consiglio (si parla di sei voti contro, un indeciso a tutto, Pavel Nedved, e solo due a favore, lo stesso Agnelli e il suo fedele Francesco Roncaglio). Secondo una ricostruzione di buona fonte, l'ex presidente della Juve si era presentato pieno di certezze e sicuro di sfangarla un'altra volta. Contava sul fatto che il cugino John Elkann - il vero proprietario della Juve -, non volesse affondare il colpo decisivo. Si basava su questa errata convinzione: «Fino a che non sarà terminata l'inchiesta della Procura della Repubblica, Jaki non avrà il coraggio di farmi fuori: sarebbe ingiusto e di cattivo gusto colpevolizzarmi e non credere nella mia innocenza fino a prova contraria e fino all'eventuale rinvio a giudizio o all'esito dell'eventuale processo. Sarebbe una sorta di dichiarazione di colpevolezza ancor prima del termine delle indagini». E invece John non solo ha impugnato il «coltello» ma questa volta non è nemmeno andato, come all'inizio dell'estate scorsa, alla Mandria chiamato da Allegra Agnelli, la vedova di Umberto, che era interceduta positivamente a favore del figlio Andrea il cui destino era già segnato.

Questa volta John ha lasciato le sue impronte: dopo aver suggerito ai suoi consiglieri come comportarsi, e aver fatto piazza pulita, «Agnelkann» - come vorrebbe essere chiamato - con la pistola ancora fumante ha fatto subito nominare dal cda un suo uomo di fiducia ed ex compagno al Politecnico, Maurizio Scanavino, già a capo di Gedi, direttore generale. In più, dato che una spa non può restare senza un consigliere, ha «ordinato» a un altro suo uomo, Maurizio Arrivabene, di restare in carica. E il cda ha subito eseguito (tra l'altro nei giorni scorsi l'entourage di John aveva fatto circolare la voce che proprio Arrivabene e Andrea sarebbero stati mandati a «risanare», pensa te, la Ferrari).

Andrea non si sarebbe mai aspettato un «golpe» di questo genere. Era entrato in consiglio baldanzoso come sempre e sicuro di far approvare il suo piano («Nuovo progetto di bilancio») da inviare a Procura della Repubblica, Consob e Deloitte & Touche (la società di revisione, ovviamente pagata dalla Juventus) per confutare le accuse di aver truccato i bilanci, reso false comunicazioni al mercato nascondendo le perdite prima con plusvalenze fittizie e poi con manovre poco trasparenti sugli stipendi dei calciatori e infine con false fatturazioni per «ripagare» alcuni procuratori sportivi per le loro trattative sui calciatori minorenni.

Agnelli in sostanza con questo piano di fatto riconfermava di voler portare avanti, anzi di inasprire, il suo braccio di ferro con la magistratura e farsi forte di un voto unanime del cda. Non gli era bastato capire la determinazione dei pm allorché avevano chiesto addirittura il suo arresto, scongiurato dalla decisione del gip di non convalidare la misura cautelare. Lunedì Andrea, inoltre, intendeva ottenere l'appoggio del cda anche per ragioni finanziarie di carattere personale. Attraverso le sue società londinesi possiede un bel pacchetto di azioni del club (le ha prese in quota a poco più di 1 euro e ora valgono poco più di 20 centesimi, con una perdita di quasi l'80%) e per salvare il gruzzoletto aveva bisogno di allungare i tempi della sua permanenza.

Possibile che Andrea non avesse capito che era riuscito ad accentrare e fare suo il settore tecnico-sportivo della Juve ma aveva consentito a John di avere in pugno la maggioranza del cda (almeno quattro membri su nove e altri due pronti a saltare sul suo carro) visto che è lui, attraverso la Exor, ad aver aperto e ad aprire il portafoglio ormai da cinque anni a questa parte?

Le cose per Andrea si sono subito messe male, nel pomeriggio di lunedì. Molti dei consiglieri covavano dentro di sé da mesi, forti di autorevoli pareri legali, il timore di finire nei guai con la magistratura per aver «accompagnato» Andrea nelle sue «acrobazie» ed erano pronti ad abbandonare un presidente che li aveva sempre tagliati fuori dalle decisioni. In queste occasioni è importante trovare chi ha il coraggio di aprire il fuoco. Ci hanno pensato tre donne sotto la regia-ombra (ma non tanto) di Suzanne Heywood. Ad aprire le ostilità è stata Daniela Marilungo, 52 anni, bolognese e con un curriculum di grande prestigio: ha lavorato alla Commissione europea, a Goldman Sachs e Merril Lynch, l'Abi (Associazione bancaria italiana) l'ha incaricata di curare le relazioni con l'Ue, ha vinto il premio come «Best european lobbist» (un riconoscimento tanto caro a gente come John). Marilungo deve aver pensato: «Perché devo rischiare di sporcare il mio curriculum? Ne vale la pena?». Ai suoi rilievi, che ha voluto fossero messi a verbale e diffusi pubblicamente in un comunicato ufficiale, si sono subito accodate Assia Grazioli Venier e Caitlin Mary Hughes, che non si intendono di calcio ma hanno seguito i suadenti e delicati «suggerimenti» di John, che li aveva a suo tempo indicate in quel posto. Assia, comunque, è una investor nel calcio femminile americano (possiede quote della squadra Washington Spirit) ed ha convinto della validità di questo business le figlie di Bush e di Clinton. Inoltre è stata consulente di Spotify (il principale sponsor del Barcellona) e fondatrice del Muse Capital, un fondo che investe su start-up tecnologiche. Caitlin Mary Hughes (moglie di Saverio Grazioli Venier, un executive coach, e quindi cognato di Assia, visti i cognoni?) a sua volta è amministratore delegato del famoso gruppo Magnum, il nome più famoso tra le agenzie fotografiche del mondo. Inoltre ha lavorato a Bbc Europe ed è tesoriere della David Nott Foundation che si occupa di medici e infermieri nelle zone di guerra.

La vera first lady della Juve, Suzanne Heywood, insieme alle sue tre «scudiere» (altro che la turca moglie di Andrea; Evelina Christillin, la regina delle Madamin; e le signore Pirlo e Storari!), hanno fatto capire coi loro voti che Andrea non aveva capito nulla di come si stessero mettendo le cose. A quel punto i voti contrari sono saliti a quattro con quello di Enrico Vellano, chief financial officer di Exor, il manager cui John ha affidato un portafoglio di nove miliardi di investimenti da fare nel mondo.

Paolo Garimberti, detto «l'ardito» per il coraggio che ha sempre mostrato al servizio della Juventus (sia in Rai che, soprattutto a Repubblica), si è subito accodato. Arrivabene ha farfugliato qualcosa e ha recitato la parte di colui che pur prendendo le distanze dalle parole accusatorie della Marilungo metteva anche la sua possente mano e il suo vocione al servizio di John. Pavel Nedved tentennava e pensava allo stipendio e alla fine rimaneva sospeso. Con Andrea restava solo il fido Francesco Roncaglio. Finale: sei a due (o sei a due e mezzo). John assapora la vittoria e sembra dimenticare i guasti che ha procurato alla Juve quando la gestì direttamente (tramite Blanc e Cobolli Gigli) nei famigerati anni dopo Calciopoli (o Farsopoli). Ora alla Juventus è giunta l'ora dei contabili, dei commercialisti, degli esperti di bilanci, dei «risanatori» o presunti tali. Alla faccia dei risultati sul campo, della competenza calcistica, delle esigenze sportive, della necessaria resurrezione tecnica, senza rispetto dei milioni di tifosi attesi da un futuro che sarà, ahimè, avaro di soddisfazioni. Per porre fine alla gestione di Andrea Agnelli, ormai inguaribilmente affetto dal disturbo noto come «perdita della trebisonda», John ha messo in atto la sua resa dei conti personale, con la speranza di riuscire a far tornare anche gli altri, di conti, quelli veri.

Il nuovo «ministro della sanità» è Gianluca Ferrero, che in Famiglia - da Gianni Agnelli in giù - hanno sempre chiamato «il contabile» poiché si occupava, insieme a suo padre Cesare (scomparso alla fine di luglio) di tutte le faccende fiscali, dalla compilazione della denuncia dei redditi in giù. Anche se, o lui o suo padre, in un Modello unico di Marella Agnelli, dopo la morte dell'Avocato, «dimenticarono» di compilare il quadro Rw in cui occorre denunciare i beni posseduti all'estero e i redditi da essi derivanti. Ma questo ormai non ha più importanza, se non per confermare che Gianluca Ferrero è un perfetto e impeccabile esecutore, sempre e comunque, ma le direttive le dà Suzanne Heywood, beninteso dopo averne parlato con John.
 

Tuco

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Me cojioni.... Ci manca Dino Grandi, Galeazzo Ciano ed il 25 luglio....
 

panenka

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Bellinazzo oggi sul Sole ipotizza l'apertura di un altro filone da accertare ovvero l'esistenza di debiti non iscritti in bilancio che porterebbe a pensare a una contabilità parallela.
 

pozzengo

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Ma questa serie su Netflix quando la danno?
Per me è impossibile che Ginevra Elkann (sorella di John, regista e produttrice) non abbia almeno 1 soggetto sulla dinasty familiare. Ma uno è pure poco, ne avrà decine, ed alcuni già mezzo sceneggiati. Ma cmq, anche se non da lei direttamente, qualcosa verrà prodotta.
Bisogna comprendere che questi non sono una famiglia, sono una galassia. E sono tutti, chi più chi meno, sempre in guerra.
 

pozzengo

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Elkann ad Agnelli:
“Ricordi? Avevi detto che nella direzione sportiva si sono allargati”


Intercettazioni, documenti e mail. Elkann: «Allegri non deve parlare di politiche dissennate». Agnelli a Percassi (Atalanta): «Devo stare fermo, la Guardia di finanza ci sta guardando»

Massimiliano Nerozzi e Simona Lorenzetti (Corriere della Sera)

Della gestione sportiva bianconera «foriera di perdite», Andrea Agnelli ne parlò con John Elkann, ad di Exor, azionista di maggioranza della Juve (non indagato): «Il tema qua - dice il presidente nella telefonata del 6 settembre 2021 - e torniamo alla genesi, all'anamnesi della situazione: noi abbiamo sempre preso dei rischi e il consiglio è sempre stato informato che siano stati presi. E si sono sempre trovati dei correttivi strada facendo».Al che Elkann replica: «() Sì, però come ricordi, tu avevi detto che alla fine c'è stato, da parte della direzione sportiva, (...) si sono allargati. Ci sono tutta un serie di operazioni che loro hanno fatto». Agnelli riprende il concetto espresso dal cugino: «(...) Esatto, facendo eccessivo ricorso allo strumento delle plusvalenze: se ti crolla il mercato, ti crolla il mercato! Questo è un dato di fatto».

A margine della conversazione - annotano i militari del nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza - Elkann riferisce di aver avuto un colloquio con Massimiliano Allegri. Che, ad avviso del numero uno di Exor, deve far attenzione «a non dire che le politiche che sono state fatte in questi anni erano dissennate, si è speso un sacco di soldi per dei giocatori che non sanno (...)».Per poi proseguire: «E poi quelle che erano le prerogative di mercato, erano prerogative dei mercati in quel momento. Adesso bisogna gestire le cose al meglio (...) tanto alla fine di quello che hanno fatto gli altri prima, chi se ne frega». Chiude Agnelli: «Sì, sì sono d'accordo, sono perfettamente d'accordo».

Somigliano alla summa dell'inchiesta sui conti della Juve le 544 pagine della richiesta di misure cautelari fatta dai pm (e respinta dal gip), tra intercettazioni, documenti, mail. E paiono tratteggiare uno scenario nel quale, certe cose, è meglio non farle alla luce del sole. Compresa la definizione di alcune trattative, come emerge da un'altra chiamata intercettata, tra Agnelli e Luca Percassi, ad dell'Atalanta (non indagato): «Su un numero di elementi che abbiamo, io in questo momento devo stare fermo - dice il presidente - perché abbiamo Consob, Guardia di Finanza e qualsiasi cosa che ci stan guardando (...) su gli ultimi due anni. Allora io vorrei chiudere questa roba qua e poi tornare a mettere a posto, consapevole di quello che abbiamo, le varie situazioni».

Con l'inchiesta penale ancora segreta, spiegano i finanzieri, Agnelli si dovrebbe riferire ai colleghi del nucleo speciale di Polizia valutaria, che opera con l'autorità di vigilanza. In un'occasione, gli investigatori sono aiutati dalla fortuna, perché al termine di una telefonata, la chiamata rimane attiva, consegnando una «conversazione a cornetta aperta».
Prima vengono captati rumori, poi le voci dei capi dell'area finanza, Stefano Bertola e Stefano Cerrato, con il responsabile dell'ufficio legale, Cesare Gabasio. Tutti e tre parlano dell'assenza di documentazione riguardante le cessioni oggetto della richiesta avanzata dalla Consob e, a proposito, Gabasio introduce il discorso su Pjanic: «Han fatto uno scambio e te la dico tutta? È meglio che non ci fosse quel carteggio». Bertola concorda: «No, quel carteggio lì meglio di no». Prosegue Gabasio: «Anche con l'altro, Genoa ovviamente, no? Son quelli che loro stanno cercando, no?». Dopodiché, Cerrato parla di CR7: «E ancora grazie che Ronaldo non ha fatto dei pizzini pericolosi». Esclamazione di Bertola: «Moggi, Moggi! Però hai fatto magia». Chiude Gabasio: «Però all'epoca Giraudo non faceva ste cose qui».

L'incubo, siamo al 14 settembre 2021, è il ritorno del personale ispettivo della Consob nella sede della Juve. Al che, Cerrato spiega: «Se questi se ne andassero sarei un po' più sereno anche sul processo di aumento di capitale no? Perché poi vanno a ravanare nelle mail di tutti eh. Cioè, se, se, se beccassero». Poco dopo, ribadisce: «Volevo un po', domani andare in un modo un po' suadente e mafioso, provare a sentire un pochettino come butta (...) perché comunque nell'operazione aumento di capitale, essere nelle more di una loro qualche forma di, di verifica e cosi via, non è bello eh».

I CLUB IN «PARTNERSHIP»

Dalle intercettazioni, secondo gli investigatori, emergono «partnership» con società terze, con conseguente «opacità dei rapporti debito/credito», oltre al rischio di «porre in pericolo la lealtà della competizione sportiva». Nell'atto si citano Sampdoria, Atalanta, Sassuolo, Empoli e Udinese, oltre a squadre delle serie inferiori e straniere.

Illuminante una telefonata tra l'allora capo dell'area tecnica Fabio Paratici e il dg del Pisa, Giovanni Corrado (non indagato), parlando di Lucca, giovane punta: «L'ho sempre fatto, l'ho fatto con Caldara (...) l'operazione devi farmela fare a me! Dammi retta, l'operazione la faccio io anche per il Pisa! Tu devi darmi solo le linee, il resto lo metto a posto io. L'ho fatto per il Genoa tutta la vita, l'ho fatto per l'Atalanta tutta la vita, l'ho fatto per il Sassuolo tutta la vita (...) Quando io ho i parametri dopo sistemo tutto (...)». Ci sono pure cose inconfessabili, come l'affare Romero, tra Atalanta e Tottenham, dove si era trasferito Paratici, al quale Percassi dice: «Quella lettera lì non potrò mai tirarla fuori, perché dovessimo andare in giudizio, viene fuori che ho fatto il bilancio falso».
 

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