Questo Forum fa uso di cookie
Questo forum fa uso di cookie per memorizzare le informazioni di accesso se siete registrati, e la vostra ultima visita se non lo siete. I cookie sono piccoli documenti di testo memorizzati sul vostro computer; i cookie impostati da questo forum possono essere utilizzati solo su questo sito web e non costituiscono un rischio per la sicurezza. I cookie su questo forum tracciano anche gli argomenti specifici che hai letto e quando li hai letti per l'ultima volta. Si prega di confermare se si accettano o rifiutano le impostazioni di questi cookie.

Un cookie verrà memorizzato nel vostro browser indipendentemente dalla scelta per evitare che vi venga posta di nuovo questa domanda. Potrai modificare le impostazioni dei cookie in qualsiasi momento utilizzando il link a piè di pagina.

  •  Precedente
  • 1
  • ...
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13(current)
Valutazione discussione:
  • 1 voto(i) - 1 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Roma
"Memorie di un assassino" (2003) di Bong Jong ho, i cui primi film stanno tornando sugli schermi italiani (televisori e computer naturalmente), sulla scia del successo planetario di pubblico e di critica ottenuto con "Parasite" (**** Palma d'oro l'anno passato a Cannes, diversi Oscar quest'anno). Operazione dedicata a tipi come il sottoscritto, che pensava che il cinema di qualità sudcoreano fosse partito solo con "Old Boy" (2003 ***) e con la sua trilogia della vendetta. La storia si svolge in una cittadina di provincia nella quale vengono compiuti efferati omicidi di giovani donne dopo che l'assassino ha abusato di loro. La polizia brancola nel buio, riesce soltanto ad estorcere confessioni da parte di assassini improbabili, i quali poi vengono puntualmente rimessi in libertà. Da Seul arriva un investigatore esperto e dai metodi meno arcaici dei suoi colleghi di provincia, che infatti lo guardano di traverso. La fine è una sorpresa.
A parte la storia, non troppo originale - tra l'altro realmente accaduta, non si può non notare la sapienza nella regia da parte di Bong, come pure il montaggio serrato e la fotografia accurata. Presente un elemento che si era notato in Parasite: accanto alla vicenda drammatica, punte di umorismo sottile. ***
"Il Casanova di Federico Fellini" (1976) di Federico Fellini.
Il miglior modo per avvicinarsi al cinema di Fellini è di non prestare troppa attenzione alla trama, ma di lasciarsi coinvolgere e trasportare dalle immagini, oniriche e surreali, create dal grande regista italiano. Il suo è un lavoro certosino, confezionato dei migliori artigiani presenti sulla scena e la somma della loro opera crea il risultato finale sorprendente che tutti possono ammirare. Tutto ciò vale anche per questo film, oggetto di restauro l’anno passato e presente ora su Raiplay; non uno dei suoi massimi capolavori (La Strada, La dolce vita, Otto e mezzo, Amarcord), ma come tutti gli altri colpisce per i dettagli e nel caso specifico per la teatrale recitazione. Così, ad esempio, i costumi (vincitori dell’Oscar nel 1977), eccessivi e barocchi come potevano essere in quel periodo (1700), evidenziati ancor di più dalla fotografia di Giuseppe Rotunno con i suoi colori pastello. La recitazione di Donald Sutherland, attore di area Hollywood, che non ha mai disdegnato lavorare in Italia, che si cala nella parte del don giovanni, ossessionato dal sesso, dai comportamenti superficiali e teatrali. Anche la musica di Nino Rota fa la sua parte, anticipando nel suo incedere inquietante quello che verrà mostrato nelle sequenze successive.
Tornando a Fellini, ammirato come pochi dai colleghi, giovani e vecchi, osannato dai fans, rimane un personaggio unico nella storia del cinema. E’ stato anche un ottimo disegnatore e a lui si deve l’utilizzo nel linguaggio comune di alcuni neologismi come “paparazzo” e “amarcord”.
Il Casanova di Federico Fellini ****
"The roads not taken" (2020) di Sally Potter.
Altro film proveniente da Berlino, unico Festival ad essersi salvato per ora. Leo (Javier Bardem) è affetto da una malattia neurologica degenerativa (l'ho scritto come mi è venuto), che gli impedisce di avere una vita normale, persino di svolgere le più semplici attività e che lo portano ad essere completamente dipendente dall'aiuto della badante, dalla ex moglie e soprattutto dalla figlia (Elle Fanning). Gli unici momenti in cui sembra agli occhi dello spettatore che Leo abbia sollievo è quando la sua vita reale si intreccia con altre da lui immaginate, ad esempio quella in cui è uno scrittore che cerca l'ispirazione per trovare il miglior finale al libro che sta ultimando. Il soggetto è interessante, manca però alla sceneggiatura un balzo che porti il film a una seconda parte convincente, invece di avviarsi stancamente ai titoli di coda. Non male l'interpretazione di Elle Fanning, sicuramente più a suo agio rispetto al ruolo che Woody Allen le aveva disegnato l'anno passato in "A Rainy Day in New York".
The roads not taken **
“The Mission” (1986) di Roland Joffè.
Un modo per ricordare Ennio Morricone.
Diciottesimo secolo, Rodrigo Mendoza (Robert De Niro) è un mercante di schiavi e in duello uccide il fratello scoperto a letto con la moglie. Distrutto per aver posto fine alla sua vita decide di lasciarsi morire. Un prete gesuita (Jeremy Irons) lo convince a unirsi a lui nel salvare dalla schiavitù gli indigeni guaranì attraverso  una missione nella foresta dell’Amazzonia e impedendo così a Spagna e Portogallo di portare avanti i loro traffici di essere umani. Con la mediazione di un rappresentante che ascolta le parti e visita i territori della missione, la chiesa di roma viene chiamata a decidere sul comportamento dei gesuiti che va contro gli interessi dei potenti paesi europei e indirettamente anche contro i pseudo interessi religiosi di roma.
Film sui danni causati dal colonialismo e sulle sofferenze vissute dalle minoranze senza distinzioni di razza, etnia ed epoca. Joffè non è bravo quanto Leone a impaginare le musiche di Morricone e il tema principale risulta un po’ soffocato dalle bellissime immagini del film. Rimane comunque una delle colonne sonore più originali mai sentite e mi riferisco soprattutto al coro del tema principale.  The Mission ****
The Mission , uno dei migliori film degli anni 80', con una delle più belle colonne sonore di sempre. Quattro stelle strameritate.
"Miss Marx" (2020) di Susanna Nicchiarelli.

Alla fine Venezia è riuscita ad organizzare il suo festival, anche se con un risultato finale che ha convinto molto poco la stampa specializzata con alcuni film, come appunto Miss Marx, rimasti fuori dalla scelta dei premi della giuria presieduta da Cate Blanchett.
E' la storia di Eleanor Marx a partire dalla morte del celebre padre. È un personaggio disegnato pensando a una donna dei giorni nostri, da qui i brani musicali punk e immagini di proteste dei lavoratori credo del periodo Thatcher. Eleanor si dedica per tutta la vita ai suoi familiari e alla tutela dei lavoratori e soprattutto alle donne schiavizzate nella vita di tutti i giorni da parte degli uomini. Non cerca la felicità classica nella quiete di un matrimonio e il suo uomo non la costringe a una vita differente da quella da lei agognata sin da bambina, accanto al padre nella difesa dei diritti dei lavoratori e contro i capitalisti accusati di appropriarsi di un profitto che non hanno prodotto. Nel film non funziona tutto benissimo, ad esempio la sceneggiatura presenta dei momenti in cui le parti appaiono inutili oppure troppo lunghe. Anche alcuni personaggi non sembrano necessari o disegnati quasi maldestramente. Ottima invece la regia della Nicchiarelli, si vede che proviene da studi fatti in grazia di dio, come pure l'interpretazione di Romola Garai nella parte di Eleanor.

Miss Marx ***
"Lacci" (2020) di Daniele Lucchetti.
Film d'apertura a Venezia, non in concorso, ha un soggetto non originalissimo. Siamo negli anni 80, una coppia in crisi per via di un'altra donna con coinvolgimento dei figli piccoli. Vanda (una bravissima Alba Rhorwacher) non ci sta. Prima manda via di casa il marito, poi ci ripensa e gli chiede di tornare. Tenta il suicidio due volte. Infine aspetta, fino a quando lui (Luigi Lo Cascio) non decide di tornare (è solo la prima parte del film). La cosa migliore è la struttura narrativa, con flash in avanti, negli anni duemila con la coppia ormai invecchiata (Laura Morante e Silvio Orlando, che in verità non danno l'idea di essere la stessa coppia di venti anni prima), per poi tornare agli anni 80 e infine un balzo al decennio successivo. Alla fine vengono coinvolti anche i figli, ormai cresciuti, disillusi, forse rovinati da quella famiglia frantumata e forse peggiori dei genitori. Siamo in territorio "Favolacce", ma non così spietato. Al sottoscritto il film è piaciuto, a Mereghetti del Corsera, con cui solitamente vado d'amore e d'accordo, no. Lo riguardo sicuramente.

Lacci ***
  
  •  Precedente
  • 1
  • ...
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13(current)


[-]
Tags
roma




Utenti che stanno guardando questa discussione:
1 Ospite(i)

Roma11