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Roma
#41
Tu hai paragonato Clint a Nanni Moretti... e ripeto che fa il paio con Queen e Pooh. Orson Welles e De Sica te li passo certamente come migliori di Eastwood.
#42
Non credo di dovermi mettere a discutere di cinema con te. La critica preferisce Moretti, il pubblico Eastwood. Moretti ha inventato uno stile, Eastwood non ha inventato nulla, anzi Sergio Leone lo ha letteralmente creato. Quando vincerà un Orso d'Oro a Berlino, una Palma d'Oro a Cannes o un Leone d'Oro a Venezia potremmo eventualmente riparlarne.
Sul paragone Queen Pooh avevo detto che il ruolo nazionalpopolare di entrambi nei loro rispettivi paesi  li accomunava. I Pooh di certo non possono essere qui da noi paragonati a Battisti, ai cantautori e a gruppi come Area e PFM. Così pure i Queen in patria o in generale nel rock, non possono essere paragonati a Rolling Stones, Beatles, Cream, Traffic, Pink Floyd, King Crimson etc. , limitandomi ai gruppi inglesi.
#43
E con chi vuoi discutere di cinema ? Con Vincenzo Mollica ?  [Immagine: pokestare.gif]
Big Grin
#44
(18-09-2019, 07:27)panenka Ha scritto: Eviterei offese gratuite. Non è possibile paragonare un mestierante hollywoodiano come Clint Eastwood a due geni assoluti della storia del cinema quali Orson Welles e Vittorio de Sica.

Lillo sei intelligente ma hai sempre il solito limite : vuoi far vedere che ne sai sempre più degli altri. Alle volte poi impatti in nevicate di letame che cerchi di limitare con l'ombrello della polemica. Come mantieni l'abitudine di cercare la polemica dove non esiste : non ho mai scritto che Eastwood fosse migliore di Welles o De Sica ma ho scritto, testuale  "sai che forse hai ragione? non me ne vengono altri se non Orson Welles e De Sica padre ". Dimmi dove vedi paragoni o classifiche?
Poi intendiamoci, non mi dispiace la cosa, sei l'elemento jolly della situazione, il peperoncino sul piatto e va bene così, mi piace pure lo ammetto. Ma una cosa solo ti pregherei di non fare : il piccato.
#45
“Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese”. Il regista italo americano si era già cimentato con Dylan con “No Direction Home” del 2005 dove si prendeva in esame il periodo della svolta elettrica con conseguente esaurimento nervoso e ritiro dalle scene dell’artista per alcuni anni. In questo caso invece siamo durante la seconda parte della sua carriera a metà anni settanta quindi musicalmente e non solo in un’altra epoca, dopo appunto l’illusione di Woodstock, la guerra in Vietnam e in pieno scandalo Watergate, con Nixon che appare all’inizio del film in uno dei suoi patetici proclami. Il film documenta in particolare il tour del 1975 organizzato alla meglio, con lo stesso Dylan alla guida del pullman e un manipolo di amici come musicisti in un set semiacustico che vede di volta in volta la partecipazione di altri artisti famosi come ad esempio Joni Mitchell e Joan Baez. Nel palco non mancano mai i tappeti persiani e Dylan si presenta col viso pitturato di bianco. Veniamo a sapere che l’idea gli era venuta quando la violinista Scarlet Riviera lo aveva portato a vedere un concerto dei Kiss…Alla fine del film il manager intervistato oggi dichiara che il tour fu un disastro da un punto di vista economico, troppi musicisti, troppi membri nello staff etc; ma per Dylan il suo successo non può essere decretato solo da ricavi e spese.
Il documentario non annoia mai perché non sai cosa aspettarti, tra brani dal vivo, in camerino, interviste di allora o di oggi, immagini dell’epoca che testimoniano il periodo. Consigliato vivamente ai fan di Dylan e agli appassionati di rock.
Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese ***
#46
Scorsese aveva fatto due anni fa la stessa operazione cinematografica per George Harrison, evidentemente di Rock ne capisce.
#47
aveva anche prodotto una serie ( con Mick Jagger) sulla musica negli anni 70. Faceva cagare !
e se non sbaglio aveva prodotto pure un documentario su di loro ( gli Stones)
#48
(21-09-2019, 22:47)Bruvura Ha scritto: aveva anche prodotto una serie ( con Mick Jagger) sulla musica negli anni 70. Faceva cagare !
e se non sbaglio aveva prodotto pure un documentario su di loro ( gli Stones)

Vinyl faceva cagare. L'unica cosa bella erano i primi due episodi, diretti peraltro proprio da Scorsese. Poi la serie si è persa, un disastro di sceneggiatura. Peccato, attori, fotografia, scenografia e ambientazioni erano bellissimi. Ma era un vero disastro.
#49
"Ad Astra" di James Gray. Continuano a uscire film dedicati alle spedizioni spaziali dopo tra gli altri "Gravity" e "First Man". In questo caso però il genere è solo un pretesto per indagare sulla natura umana e non è un caso che Gray abbia dichiarato che il film era liberamente ispirato a "Heart of Darkness" di Conrad, come lo fu a suo tempo "Apocalypse Now" di Coppola. E infatti sin da subito il personaggio interpretato da Brad Pitt (ottimo) rimanda a quello interpretato da Martin Sheen nel capolavoro del regista italo americano; entrambi sono alla ricerca di una persona che indirettamente possa far luce sui loro problemi esistenziali, nel caso di Pitt è addirittura il padre, astronauta come lui, rimasto intrappolato su Nettuno da quasi due decenni. Il film ha alcune pagine cinematografiche bellissime mentre altre rimandano a temi cari a Malick, come l'introspezione e la solitudine. Non mi sembra che tutto funzioni e non credo che gli appassionati di fantascienza possano rimanere completamente soddisfatti. Rimane una decisa variazione al tema delle classiche vicende spaziali.
Ad Astra ***
#50
"Joker" di Todd Phillips. Leone d'Oro a Venezia un mese fa. Joker è una figura che si può incontrare in una qualunque delle nostre città; personaggio con un certo talento ma non così grande da sfondare, oppure le circostanze non glielo permettono; è costretto allora a una scelta secondaria che lo porta a subire umiliazioni e frustrazioni e a peggiorare le proprie condizioni di vita. Tutt'attorno una città cupa e alienante dove è impossibile costruire rapporti stabili. Il film ricorda Taxi Driver di Scorsese, ma in questo caso la regia si sofferma più sul protagonista principale tralasciando tutto il resto e per questo forse il film non convince fino in fondo. In alcuni casi abbiamo anche delle banalità hollywoodiane, come la scoperta del protagonista del vero padre, oppure i tumulti improvvisi alla fine del film. Rimane l'interpretazione di Joaquin Phoenix, notevole; soprattutto nella parte finale l'ho trovato grandioso. Ecco, chi vuole vedere un attore con la A maiuscola non dovrebbe perdersi questo film.
Joker ***
#51
"The Irish Man" di Martin Scorsese, film che non trovava finanziamenti, ci ha pensato Netflix. Quindi rapido passaggio nelle sale e da domani, mi pare, sarà disponibile solo sulla piattaforma. Tre elementi mi hanno fatto avvicinare con cautela al film: innanzitutto la lunghezza, 3 ore e 20 minuti sono al giorno d'oggi un tempo infinito da passare al cinema. Se poi aggiungiamo il tempo per arrivarci superiamo le 4 ore. Ecco perchè un film così lungo è più comodo vederlo su Netflix, con la possibilità di interrompere la visione. Poi il soggetto, la solita storia di mafiosi italo americani già trattati più volte da Scorsese. E per ultimo proprio la filmografia recente del regista non completamente soddisfacente. E' la storia reale di Ed Sheeran, irlandese, tuttofare della mafia di Filadelfia che fa capo alla famiglia Bufalino con la quale era entrato in contatto grazie a un incontro casuale con il suo boss in una stazione di servizio quando faceva l'autotrasportatore. Quest'ultimo presenta Frank al leggendario sindacalista Hoffa e tra i due nasce un rapporto di profonda amicizia. Sino alla tragica morte di Hoffa avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite, anche se nel film risultano chiare. La sceneggiatura si sviluppa su tre livelli: Sheeran ormai vecchio e malandato in una casa di riposo che racconta tutta la vicenda dal principio; lui stesso e Bufalino che si mettono in viaggio con le rispettive consorti per le strade degli States per recarsi al matrimonio della figlia di Sheeran. La regia di Scorsese è di grande livello, difficile trovare un difetto, con un montaggio serrato che non permette allo spettatore di annoiarsi o di appisolarsi e primi piani di puro stampo fotografico. E poi l'interpretazione di De Niro, Pacino, Pesci (ma anche di Keitel e Anna Paquin che non vedevo recitare dai tempi di Lezioni di piano in cui era appena una bambina) di un livello così alta da rendere difficile qualsiasi confronto con altro cast. Soprattutto i dialoghi tra De Niro e Pacino non si possono perdere. Le espressioni di Pacino da scuola del cinema.

The Irish Man ****
#52
"Parasite" di Bong Joon-ho. Palma d'Oro all'ultimo Cannes è una dark-comedy dal significato sociale ben evidente che vede un'intera famiglia poverissima che vive in un maleodorante scantinato riuscire ad essere assunta da una facoltosa creando ad arte le prove che coloro che vi lavorano sono pericolose, sino alla macabra scoperta finale. Convincenti sceneggiatura e regia, un po' meno l'interpretazione. Rimane un film di alto livello che merita i premi vinti.

Parasite ****
#53
"Motherless Brooklyn" di Edward Norton (nel film anche in veste anche di attore). il genere è quello noir o come lo chiamerebbero gli americani hard boiled. Un investigatore privato indaga su un'operazione di speculazione immobiliare che vede alcune aree povere destinate ad essere sottratte ai loro legittimi proprietari per costruirvi alloggi di lusso. L'intreccio rimanda ai classici degli anni 40 con Bogart nelle vesti di Marlowe, ma nella storia anche al più recente Chinatown di Polanski, senza raggiungere quei livelli o aggiungendo nulla al genere come invece fece Ridley Scott con Blade Runner. Nel cast anche Willem Dafoe, Alec Baldwin e Bruce Willis.

Motherless Brooklyn **
#54
"Mary Queen of Scots" di Josie Rourke (prima opera). Maria Stuarda diventa ben presto Regina di Scozia ma si trasferisce in Francia e alla morte del marito torna nel suo paese natale. Il suo obiettivo è riunificare il Regno, ma il suo disegno trova ostacoli nella Regina Elisabetta d'Inghilterra, sua cugina, come pure tra i membri del suo Consiglio. Bellissimi gli scenari, come pure i costumi (candidati all'oscar), ma il resto è roba da poco. Il film è intriso da un perenne romanticismo fuori luogo, il bel faccino adolescenziale della Ronan va bene per Lady Bird, meno per una Regina sottoposta agli impellenti impegni del trono. Il resto della truppa non convince, regia compresa. Salvo Margot Robbie, sopratutto nel confronto finale con la cugina.

Mary Queen of Scots **

"J'accuse" di Roman Polanski. Presentato a Venezia dove si è aggiudicato il Leone d'argento quale premio della Giuria. Probabilmente se non ci fossero state le dichiarazioni da parte del Presidente della Giuria all'inizio del festival contro la persona Polanski, probabilmente il film avrebbe vinto il Leone d'Oro. Riguarda l'affare Dreyfus, ufficiale francese di origine ebrea condannato per alto tradimento per aver fornito notizie riservate ai tedeschi. Un vecchio superiore di Dreyfus verificando che la fuga di notizie non terminano con il suo esilio decide di indagare per scoprire chi ci sia dietro l'intera faccenda. Premetto che la storia non mi appassiona, probabilmente perchè cresciuto con ingiustizie, scandali, processi farsa, attentati finti e quant'altro. Invece per i francesi fu, forse lo è ancora, una questione d'onore che spaccò il paese in due. A parte la vicenda, interpretazione e regia sono di alto livello. Polanski cura i dettagli come pochi, sia nella ricostruzione della storia come pure nella regia, dove utilizza inquadrature quasi sempre fisse e mai zoomate.

J'accuse ***
#55
Dreyfus venne condannato all'ergastolo e deportato nell'isola del diavolo, alla Cayenna, nella famosa Guyana francese, ora credo Suriname , di dove sono originari anche discreti giocatori di calcio... Il celebre libro e poi film " Papillon" ha reso celebre una località davvero triste.
#56
Papillon è stato il primo libro che ho letto che non fosse semplicemente un libro per ragazzi.
#57
Gran libro... Il film con Mc Queen ed Hoffman, pur essendo di livello notevole, non rende le potenti emozioni del libro... Del resto il grande cinema ha sempre bisogno di ottimi libri.
#58
" A Rainy Day in New York" di Woody Allen. Problemi nella distribuzione per via del coinvolgimento di Allen nell'attivismo del "Metoo" hanno ritardato l'uscita del film e probabilmente negli Usa non uscirà mai. Una giovane coppia di studenti si reca a Manhattan per un lavoro di lei. La Grande Mela ha troppe tentazioni e la coppia si sfalda immediatamente. Solito intreccio efficace, già visto in decine di film rendono accattivante la pellicola. I dettagli però non sembrano funzionare bene come tante altre volte a cominciare dagli attori. Solo per fans di Allen (come il sottoscritto).

A rainy day in New York **
#59
"Marriage Story" di Noah Baunbach (mai sentito prima). Una coppia lavora a Broadway, lui regista e lei attrice dello stesso spettacolo. Hanno un figlio e sono entrambi in analisi per capire cosa non va nella loro vita matrimoniale. Quando lei si trasferisce a Los Angeles accettando un'offerta di lavoro, scopre che la soluzione ai suoi problemi si chiama divorzio. Il film non è male, tutt'altro. Soprattutto gli attori fanno un ottimo lavoro, in primis Scarlett Johansson, che da quando ha abbandonato i panni della sex symbol recita decisamente meglio. Il problema del film è che appartiene a un genere dove Ingmar Bergman ha consegnato ai posteri alcuni capolavori, come ad esempio "Scene da un matrimonio". Woody Allen, riprendendo i temi cari al regista svedese, ha impostato quasi tutta la sua carriera sui problemi di coppia nella società moderna, naturalmente americana, soprattutto newyorkese, tra sarcasmo e comicità. Gli stessi problemi legati alla gestione di un figlio da parte di due che si stanno separando li abbiamo visti anni fa in "Kramer contro Kramer", interpretato da Merryl Streep e Dustin Hoffman. E' chiaro che il film in questione deve inchinarsi a un raffronto che lo vede uscire perdente.

Marriage Story ***
#60
"Jojo Rabbit" di Taika Waititi. Presentato a Toronto dove ha vinto il primo premio, vede un bambino tedesco aderire con entusiasmo al gruppo dei giovani nazisti e immaginare di avere quale amico del cuore una versione ridicola di Hitler (interpretato dallo stesso Waititi). Quando scopre che la madre nasconde in casa una giovane ragazza ebrea rimane sconvolto e reagisce sottoponendola a un interrogatorio dopo l'altro. Il film cinematograficamente non dice nulla, però ho trovato originale non tanto l'idea, altri autori da Chaplin a Benigni si erano presi la briga di prendere in giro il nazismo, quanto il modo in cui è stato realizzato. Ad esempio, pur essendo naturalmente ambientato negli anni 40, ogni tanto si sente un brano dei Beatles, di Bowie etc. Ottimo il cast, ragazzi compresi e un'altra prova convincente di Scarlett Johansson.

Jojo Rabbit **
  
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